Alla ricerca del fresco

(o "Sulle orme di Schwarz")

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Quando il caldo ci attanaglia, non c’è nulla di meglio che salire in quota; qui lo facciamo sulle Alpi tra Piemonte e Francia

In: Viaggi by admin 02/08/2003, 17:33

Leggo un bel report di Schwarz e mi viene subito voglia di prendere la cartina e vedere un po’ il giro… Qualche ritocco per partire da casa di Elisa (dove saremmo stati per precedenti impegni) e sabato mattina alle 8 e mezza usciamo dal garage con destinazione “il fresco”. Sì, perchè con il caldo che c’è nella Piatta Pianura Padana (e non solo qui), ho una voglia matta di andare in quota. La tangenziale di Torino scorre tranquilla ed ancora assonnata (non come il venerdì sera che era un casino assurdo… una concentrazione “di piciu” incredibile…) ed io scopro solo ora che dalla tangenziale si riesce a vedere lo stadio delle alpi… Non me n’ero mai accorto… oddio, non che me ne freghi molto, anzi… ]:-) Prendo per Aosta ed anche qui il traffico è praticamente nullo, cosa che resterà costante fino ad Ivrea all’intersezione con la “bretella” che arriva dalla Torino-Milano. Usciamo a Verrès e da qui prendiamo la statale per Aosta; il panorama comincia a diventare interessante e la strada è bella fino a Pré-Saint-Didier, dove giriamo per La Thuile. Qui c’è una strada stretta e con una serie di tornanti; fino a qui non sarebbe nulla di grave, se non fosse che stanno facendo dei lavori ed oltre ai cantieri, alle pezze sull’asfalto e la sabbia sulla strada, ci sono anche un paio di semafori… Vabbè, portiamo pazienza, perchè il resto del giro ci farà dimenticare questa stradetta… La Thuile è piuttosto particolare: non è la solita località montana “a forma di dollaro” (come ha detto Elisa), tipo Cervinia, Madonna di Campiglio, e simili, ma vi si respira un’aria di maggior esclusività… Esclusività che non deve essere tanto esclusiva, visto che anche qui troviamo il solito cretino che si ferma in mezzo alla strada (senza la freccia, chiaramente!) per far scendere la moglie… Tiriamo dritto per il Piccolo San Bernardo e la vista di La Thuile dall’alto è uno spettacolo. Il paesaggio è abbastanza brullo: ci sono solo roccia ed erba. Per fortuna in mezzo all’erba ci sono un sacco di fiori colorati lilla che rendono il paesaggio piacevole alla vista anche senza la presenza di alberi. Prima del passo c’è un piccolo laghetto ed invidio i camperisti parcheggiati lì vicino: se non avessi addosso tutto l’abbigliamento, mi piacerebbe fermarmi ed intingervi i piedi… Sul passo due statue di non so quali santi e dei classici motociclisti da bar, specie che ritroveremo su tutti i passi di oggi… La strada è inizialmente brutta, non per come si “stende” ma per l’asfalto… delle strade francesi conoscevo solo quella che scende dal Colle di Tenda, dove si vede anche nell’asfalto il cambio di nazione (brutto in Italia e splendido in Francia) e pensavo che fossero tutte così: niente di più sbagliato, viste le pezze ed il colore marroncino che inizialmente sembra terra. Poi si scopre che non è terra, ma è quasi come se la strada arrugginisse… boh… I tornanti che sulla carta al 250.000 sembravano tutti attaccati (stile Maloja per capirci) in realtà sono distanti l’uno dall’altro circa 500/1.000 metri e sono belli larghi. Scendiamo fino a Séez e… sbaglio strada! Invece di girare a destra, tiro dritto ed arrivo fino a Bourg Saint-Maurice… niente di grave: giro Cesare e torniamo indietro. Prendiamo per la Val d’Isère e ci fermiamo a mangiare vicino a Tignes, sul lago artificiale du Chevril; ecco il fresco che volevo: Elisa si mette la felpa ed io con la maglietta a maniche corte ho quasi freddo. Niente a che vedere con la temperatura che c’era a Torino o anche solo a Séez (che si trova a soli 900m). Pennichella post pranzo ed alle 14 o poco più siamo di nuovo “a cavallo”… Val d’Isère è più a forma di dollaro di La Thuile, però mi sembra anche più “ordinata” e più organizzata… forse è solo perchè è anche più facile da raggiungere… Ricominciamo a salire… ci attende il passo asfaltato più alto d’Europa (se ho letto bene tempo fa): il Col de l’Iséran; e dopo un paesaggio che sembra quasi lunare (l’erba è poca e ci sono solo molti sassi) eccoci ai 2770m dell’Iséran. Tutti che si fanno una foto vicino al cartello (tutti tranne noi, visto che non abbiamo portato la macchina fotografica) ed una splendida brezza che porta la temperatura (ad occhio) a meno di 20°. Si scende verso Lanslebourg per poi risalire per il Mont-Cenis; durante la discesa le uniche cose degne di nota sono le strade belle e scorrevoli ed una capra in un paesello che si ferma in mezzo alla strada per fare i propri bisogni… Questo, insieme alle mucche che abbiamo incontrato lungo la strada, mi fa pensare a quanto abbiamo perso la vicinanza con la Natura che ci circonda… La salita al Moncenisio è bella, pulita e con le solite auto francesi che accostano per farti passare, cosa che mi piace molto insieme al fatto che mettono la freccia a sinistra anche quando devono superare un ciclista… Peccato che (visto oggi sulla TO-PC) quando arrivino in Italia, si mettano a guidare come noi… Il Moncenisio (1883m) l’avevamo già visto ma il lago rimane uno spettacolo che mi voglio godere ancora e mi fermo per una piccola pausa acqua-sgranchimento-osservazione. Mentre siamo lì si ferma una moto francese da cui scende una motociclista che fotografa il lago… Elisa ed io commentiamo incuriositi (e non abituati) il fatto che sia donna e da sola… Penso che per viaggiare in moto da soli si debba proprio essere in pace con se’ stessi… La discesa verso Susa è un continuo salutare smanettoni che salgono… Naturalmente il primo incidente della giornata che coinvolge una moto non poteva che essere in Italia… Camper sulla propria corsia (in discesa) e moto rotta… non so di chi fosse la colpa, ma per come l’ho vista io, non sembrava il camperista ad aver fatto una cazzata… E’ odioso girare per passi alpini per 6 ore e trovare mototuristi che ti salutano e vedere che gli smanettoni sono solo qui da noi (no, in verità ce ne sono stati anche 3 scendendo da L’Iséran… di questi 3, uno aveva un Ducati ed uno l’R1… un caso?). Il resto della strada Susa-Avigliana-Giaveno-Torino è solo caldo, caldo ed ancora caldo… L’unico particolare degno di nota è la Sacra di San Michele che domina la Val di Susa. Sono le 17:36 quando metto Cesare nel garage ed il parziale segna 391 Km. Uno splendido giro che consiglio a tutti; non particolarmente impegnativo tranne il fatto che si deve essere abituati a passare la giornata in moto. E ricordate che “l’inchiostro di ogni viaggio è nel tuo sangue” (Davide Van De Sfroos).

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Motociclista da sempre, cerco di coniugare la passione per la moto con la scoperta di nuovi luoghi lontano dal caos, l'osservazione per la natura e, perché no, la buona cucina regionale italiana.

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