Antipasto primavera

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In: Viaggi by admin 09/08/2009, 17:26

Antefatto
E’ da quando ero piccolo che frequento la Liguria. Non tutta, ma una zona in particolare. E’ una zona ricca di storia, di ottima gastronomia e di mare buono, nonostante il turismo. E’ la zona della Riviera di Levante e del Monte di Portofino in particolare. Recco, Camogli, Ruta, Santa Margherita, Paraggi e Portofino sono nomi che scorrono nella mia mente legati a doppio filo al nastro d’asfalto a picco sul mare che corre lungo la costa. E’ inutile dire che ho cercato di trasferire anche ad Elisa questa piccola passione per alcuni luoghi che, benchè rinomati, possano ancora far stupire per la semplicità delle persone e per la tranquillità dell’ambiente.

Prima parte: il freddo
Da alcuni giorni sto tenendo d’occhio le previsioni del tempo e sembra che sabato sia una giornata propizia per l’apertura della stagione motociclistica nel vero senso della frase: basta giretti da 50 Km dietro casa e via per una giornata intera a cavallo di Cesare. Per domenica è previsto vento a circa 25 Km/h, quindi è bene anticipare a sabato. Elisa si sveglia all’alba per venire da me ed alle 10 passate da qualche minuto siamo in partenza. Per guadagnare tempo decido di fare la A21 e la A7 fino a Busalla. Da lì in poi, invece, tutte strade curvose con delle belle righe verdi su almeno uno dei due lati. L’autostrada scorre tranquilla anche se le nubi che secondo gli esperti si sarebbero dovute diradare non ne hanno proprio l’intenzione… E i 10 °C che ci sono da fermi vengono sicuramente percepiti sotto zero andando a 130 Km/h; a Ronco Scrivia decido di fermarmi, sia per fare benzina che per scaldarci. Entrambi abbiamo zone del corpo con una sensibilità molto ridotta (io, in particolare, ho le punte delle dita che è come se non ci fossero). Dopo un po’ decidiamo di ripartire, rincuorati dall’azzurro del cielo che comincia a spuntare da sopra le nubi, ed usciamo a Busalla.

Seconda parte: le curve
A Busalla prendiamo la SP226 tagliando proprio in mezzo alcuni paesi; a Laccio c’è la congiunzione di questa provinciale con la SS45 (sicuramente più nota a tutti col nome di “Strada Statale della Val Trebbia”). Sarebbe d’obbligo una sosta con vista panoramica sul viadotto, ma siamo un po’ in ritardo per il pranzo e per questa volta passiamo oltre. Subito dopo la galleria della Scoffera c’è un bar (ritrovo di molti motociclisti genovesi) sulla destra ed una galleria sulla sinistra con indicazione “Chiavari 43 Km”. Non ascolto il navigatore che mi dice di andare dritto e svolto nella galleria; questo è un “errore” che faccio sempre in questo punto. L’idea sarebbe quella di prendere la strada larga che scende a Ferriere, ma mi dimentico sempre che quella strada parte a Bargagli e non qui! Se si ha voglia di fare curve (molte) allora si deve girare sì in questo punto, ma se si è un po’ in ritardo e/o non si è molto in vena di pieghe, allora è meglio proseguire dritto e girare più avanti (a Bargagli, appunto). Intanto noi siamo sulla SP77 (Strada Provinciale di Boasi) che, inizialmente, non sembra molto pulita… Poco male, perchè comincio ad avere un po’ di nausea e quindi decido di tenere un’andatura da passeggiata. Andatura che mi salva perchè dietro una curva troviamo ferma una pattuglia dei Carabinieri in corrispondenza di una supersportiva (a naso direi una Ducati, ma non ho prestato particolare attenzione) adagiata accanto alla strada. Deve essere il risultato di un furto o di una caduta abbastanza grave (visto che oltre ai CC non c’era nessun altro). Le curve si susseguono l’una dietro l’altra e la mia nausea aumenta. Questa è una cosa si cui vorrei indagare: perchè ogni volta che faccio queste strade (la Val Trebbia in particolare) non sto bene, mentre nulla mi succede quando vado in montagna? Chissà se c’è una legge fisica che possa spiegare questo fatto… Torniamo alla strada: a Ferriere un camion da cantiere dell’ANAS vuole fare a “capa di ferro” con noi, ma riesco a dribblarlo. Prendiamo la SP225 e dopo 700 metri si gira a destra verso Uscio e Recco. Qui la strada (la SP19) diventa più stretta e leggermente più curvosa. Prima di Uscio c’è una strada che dovrò perlustrare (la SP67 “del Monte Fasce”) ma oggi restiamo su questo piccolo nastro d’asfalto che ci porterà al mare. Anche Avegno passa e la strada diventa sia più larga che meno impegnativa (anche se il muso di un autobus che spunta da dietro una curva mi tiene sul chi va là). La temperatura, complice anche l’ora, è gradevole; non ancora estiva, ma assolutamente primaverile.

Terza parte: il mare
Arrivati a Recco basta proseguire sempre dritti fino alla rotonda su cui campeggia il cartello “Camogli 2 Km”. Purtroppo è tardi e non facciamo la consueta tappa dal panettiere preferito per fare incetta di focaccia (al formaggio, ma non solo quella). Il mio stomaco chiede solo di fermarsi e passeggiare per un po’, mentre credo che quello di Elisa reclami qualcosa di gustoso. Troviamo un posto per lasciare la moto subito prima dell’ingresso nella ZTL di Camogli e scendiamo a piedi. Tra la vista del mare, le case dai colori pastello, il porto, il clima e la zavorrina penso che se non fosse per questo maledetto mal di stomaco, sarei la persona più felice del mondo. Scendiamo verso il porto alla ricerca di un posto dove mangiare e ci lasciamo tradire dalla scritta “menu degustazione”; sì, perchè siamo andati nel posto in cui il menu degustazione costava meno ma probabilmente tutto il resto costava di più. Il Ristorante Prego è elegante e con una buona cucina (piatti collaudati: trenette al pesto, pansotti in salsa di noci e mousse al cioccolato fondente), però 3 eruli di coperto e 2 eruli a caffè mi sembrano decisamente troppi (giusto per darvi un’idea dei prezzi). La mia nausea si è placata e decidiamo di andare a “spaparanzarci” sulla spiaggetta che c’è alle spalle della chiesa. La giornata è splendida e vedere Punta Chiappa che sembra voler anticipare l’estate e protendersi dalla montagna verso il mare è uno spettacolo. Le ore passano felici tra una chiacchera e l’altra ed arriva presto, anzi troppo presto, l’ora di rimetterci in viaggio.

Quarta parte: il rientro
Decidiamo di fare la pallostrada per rientrare perchè anche il solo pensiero di rifare delle curve mi mette lo stomaco sottosopra. Entriamo quindi in autostrada a Recco per poi fare la A7 (che ha un asfalto veramente vergognoso – e ti chiedono anche i soldi!) ed uscire a Voghera. Da lì in poi facciamo le statali conosciute mentre l’azzurro del cielo lascia spazio prima ad un violetto, poi ad un blu scuro. Arriviamo a casa un po’ infreddoliti cercando calore in una bella doccia calda ed in un piatto di pasta. Come spesso accade siamo stanchi ma abbiamo ancora negli occhi e nella mente la gioia di aver visto posti semplici ma meravigliosi.

Altimetria dell’itinerario (sola andata)

Carta dell’itinerario – sola andata (clicca in alcuni punti per ingrandire)

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Motociclista da sempre, cerco di coniugare la passione per la moto con la scoperta di nuovi luoghi lontano dal caos, l'osservazione per la natura e, perché no, la buona cucina regionale italiana.

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