In alta quota sull’Appennino Piacentino

Sognando le Alpi, ma neanche tanto.

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Se volete fare un giro tranquillo nel Piacentino ricordando le Alpi, questo è uno dei migliori itinerari.

In: Viaggi by admin 09/08/2009, 15:48


Un lunedì di pasquetta con il bel tempo non può che essere una splendida giornata per andare in moto. Decidiamo di non allontanarci troppo da casa, principalmente per evitare levatacce mattutine. Mi metto a cercare qualche giro per evitare il solito “andata e ritorno al Penice” che ormai mi ha un po’ stufato. L’idea me la fanno venire i ragazzi di MotoclubCodogno che, tra i loro giri turistici, consigliano anche un “tre passi” Brallo, Colletta e Giovà. Si sale fino a circa 1500 metri, quindi non dovrebbe essere troppo freddo, nemmeno in questo periodo (questa sarà una mera illusione).

Il Trebbia dall’altro lato
Per avvicinarci al Brallo decido di andare a Bobbio non prendnedo la SS45 della Val Trebbia; o, meglio, non prendendola fin dove è possibile e cioè fino a Travo. Quindi superiamo Piacenza, prendiamo la Strada Agazzana (quella che inizialmente porta a Gossolengo) e dopo Molinazzo di Sotto svoltiamo a destra per oltrepassare il Fiume Trebbia. Qui è largissimo e risulta impensabile credere a sue possibili piene (l’ultima nel 1971) che giustificherebbero un alveo così ampio. Dopo il ponte, giriamo a sinistra e scopriamo una bella strada: non molto trafficata, larga e pulita abbastanza per lasciare andare un po’ di “cavalleria” fino ad ora abbastanza sopita. Incrociamo qualche altro motociclista (nel pomeriggio il traffico aumenterà leggermente) ma nessuno che la consideri una pista (come invece e purtroppo accade sulla SS45). Le curve si susseguono una dietro l’altra, alcune cieche o piuttosto strette, per cui è sempre bene avere un certo margine di sicurezza; dopo una rinomato Country Club la strada sale ed il panorama ne guadagna. Vedere così da lontano Rivergaro adagiato sul fondovalle mi fa specie: di solito ci si passa di lato e si è solamente attenti ai veicoli che escono dagli incroci (vicino alla statale c’è un supermercato, quindi il sabato pomeriggio è un po’ un macello). Il Trebbia è ancora largo, o meglio, lo è il suo alveo perchè nel complesso sembra di vedere un torrente di montagna: poca acqua che percorre strane anse e moltissimi ciotoli che, col loro colore chiaro, contrastano enormemente rispetto al verde della valle. Travo ci accoglie come solo i paesini di collina e di montagna sanno fare nei giorni festivi: tantissime persone “vestite da festa” in giro, i tavolini dei bar pieni e molto caos tutto intorno. Prendiamo a sinistra, passiamo sul ponte sul Trebbia ed iniziamo il tratto di SS45 che ci porterà fino a Bobbio.

Il Piacentino che non ti aspetti
A Bobbio si gira a destra sulla SS461 che porta al Monte Penice, ma dopo pochi chilometri e alcune divertenti curve, svoltiamo a sinistra verso Ceci. Ecco che qui, su di una strada stretta e non molto pulita, scopriamo un tipo di montagna che non ci si aspetterebbe di trovare a 30-40 Km da Piacenza: roccia chiara e spuntoni che sembrano volersi rimangiare la strada e farsi beffa del lavoro dell’uomo. Il paesaggio mi ricorda la parte francese del Colle di Tenda, anche se qui è un pochettino più brullo. In men che non si dica ci ritroviamo molto in alto rispetto al fondovalle; la strada con parecchio pietrisco ed alcune buche costringe ad andare piano e con attenzione, ma è l’andatura che preferisco: un filo di gas, la visiera aperta ed il panorama da ammirare.

La neve
Già prima di scendere a Brallo di Pregola abbiamo visto un po’ di neve ai lati della strada(più che altro nelle zone in ombra), neve che risalendo verso la Cima Colletta si fa sempre più insistente, rimanendo però ai lati della strada. La strada, anche se bagnata e sporca, è percorribile, quindi non mi pongo nemmeno il problema se continuare o meno; io non ho freddo, anche se sotto il giubbotto di pelle ho solo la maglietta con le maniche corte, ma Elisa inizia ad averne, quindi rallento nei tratti soleggiati e, per quanto possibile, accelero un pochino in quelli in ombra (anche qualche nuvola si diverte a tenere nascosto il sole). Passiamo di fianco all’entrata del radar aeronautico posto sul Monte Lésima ed iniziamo a scendere; visto che è quasi mezzogiorno, cominciamo a guardarci intorno alla ricerca di un tranquillo posto dove pranzare (seguendo l’italica tradizione, ci siamo portati dietro dei panini). Dall’alto vediamo un paesello con un giardino che sembra fare proprio al caso nostro: si tratta di Pian del Poggio, 1350 metri s.l.m. e con un ristorante ed una pista da fondo. Ci sono parecchie auto nel parcheggio antistante il ristorante, quindi ci segniamo di venire a provarlo. Il paesino è tranquillo (non c’è praticamente nulla) e noi ci rilassiamo un po’ al sole (l’abbigliamento di colore nero contribuisce a riscaldare Elisa, anche se qualche raffica di vento ogni tanto ci risveglia dal torpore).

4 regioni
Lasciamo Pian del Poggio per arrivare al Passo del Giovà. E’ in questo angolo di Appennino che nel giro di pochissimi chilometri si intrecciano 4 regioni: Lombardia (con l’Oltrepo’ Pavese), Emilia Romagna, Liguria e Piemonte. Guardando la strada sulla carta è incredibile come si entri e si esca dalle varie regioni. Dopo il Passo del Giovà girate a destra, oltrepassate Capannette di Pey (anche qui c’è qualche ristorante con parecchie auto parcheggiate davanti e dei profumi niente male – dovremo indagare!) ed a Capanne di Cosola prendete a destra: fate qualche chilometro (anche uno o due bastano) e godetevi il panorama. Tornate indietro, ripassate sia da Capanne di Cosola che da Capannette di Pey e prendete a destra per Pey e Zerba: un cartello vi avverte che la strada è stretta, insicura e senza parapetti; voi fregatevene e percorrerete una strada stretta, sporca, senza parapetti e molto bella! Anche in questo caso non supero i 30 km/h, ma poco importa visto che nessuno ci corre dietro: la montagna sembra disegnata da un bambino con tutte delle V al contrario (vi ricordate come si disegnavano le montagne alle elementari?). In questo periodo molti alberi sono ancora brulli ed il colore dominante è il marrone; probabilmente in piena estate gran parte di questa strada sarà in ombra ed ancora più bella da percorrere. Dopo Zerba la strada si allarga un po’ ed una serie di tornanti ci porta al fondovalle della Val Trebbia

Il rientro
Come ho già detto, la parte più bella della SS45 è a sud di Bobbio. Purtroppo la pensano così anche molti imbecilli che credono di essere in pista; anche se la maggior parte degli stupidi si ferma a Bobbio, ce ne sono alcuni che proseguono e rischiano la propria ed anche l’altrui vita. Il mio consiglio è sempre lo stesso: non fare la SS45 nel fine settimana o nei giorni festivi. Tralasciando questi personaggi, la strada è godibile fino a Ponte Organasco e Marsaglia: si può tenere su di giri il motore e divertirsi anche a velocità consentite dal Codice della Strada. Il Trebbia è in basso, come in un canyon, e si ha solo la percezione della sua presenza. Nel periodo primaverile/estivo la percezione è data anche da parecchie auto e moto parcheggiate in corrispondenza di sentieri che dalla strada portano al fiume; fare quindi attenzione perché dietro una curva cieca di può essere qualcuno che attraversa la strada. A Perino decido di percorrere la vecchia SS45 ora dismessa per la costruzione di un tratto più largo, veloce e dritto: una piacevole riscoperta (facevo questa strada prima che costruissero il nuovo tracciato) che coinvolge, a giudicare dal numero di moto che incrocio, anche altri motociclisti. A Travo decidiamo di prenderci un gelato: la gelateria Monte Bianco è senza infamia e senza lode (il mio pistacchio è buono ma il tiramisù è troppo freddo – forse troppa acqua che si è ghiacciata – e sa di poco, idem i gusti presi da Elisa). Torniamo per la stessa strada percorsa all’andata (anche se sono solo le 16 e gran parte del traffico è ancora in direzione Bobbio, non voglio trovarmi imbottigliato prima di Piacenza – e poi la strada che abbiamo fatto all’andata è molto bella), notando il castello di Statto che non avevamo visto all’andata e che sembra essere molto carino. Ci lasciamo alle spalle Piacenza e le poche auto di piacentini che non sono sul Trebbia (qui andare sul Trebbia nei giorni festivi è un must!) e proseguiamo verso casa con una piccola deviazione per Fombio e Codogno (giusto per non fare il tratto di SS9 che sembra una superstrada).


L’itinerario percorso (clicca per ingrandire)
L’altimetria (clicca per ingrandire)

NB: l’itinerario presentato in figura è quello esattamento seguito e non quello pianificato “a tavolino”. Idem per il profilo altimetrico (nei punti in cui manca è dove il GPS non prendeva per gallerie o simili)

Qui tutte le foto

Il file con l’itinerario per Navigon Mobile Navigator 6 (facilmente convertibile per altri GPS con TrackCon)

Visite consigliate
Il ponte Gobbo di Bobbio
Una sosta rilassante a Pian del Poggio

Link Utili
Il Piacentino in mezza giornata
Il Monte Lesima

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Motociclista da sempre, cerco di coniugare la passione per la moto con la scoperta di nuovi luoghi lontano dal caos, l'osservazione per la natura e, perché no, la buona cucina regionale italiana.

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