La cinquevalli

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Non sto parlando di una nuova corsa ciclistica, come la “3 valli varesine”, ma di un giro in moto tra piccoli tesori nostrani che può andare bene sia come inizio di stagione, che durante uan giornata che si libera senza che avessimo pianificato nulla. Si tratta, infatti, di poco più di 300 Km da Milano (precisamente sono 360 Km dalla bassa lodigiana) con un anello che può far capo a San Pellegrino Terme ma che si può variare in base ai gusti ed alle necessità di ognuno.

In: Viaggi by admin 09/08/2009, 17:18

Non sto parlando di una nuova corsa ciclistica, come la “3 valli varesine”, ma di un giro in moto tra piccoli tesori nostrani che può andare bene sia come inizio di stagione, che durante uan giornata che si libera senza che avessimo pianificato nulla. Si tratta, infatti, di poco più di 300 Km da Milano (precisamente sono 360 Km dalla bassa lodigiana) con un anello che può far capo a San Pellegrino Terme ma che si può variare in base ai gusti ed alle necessità di ognuno. Già per arrivare a San Pelelgrino ci gustiamo un buon “antipasto”: la strada tra Villa d’Almè e San Pellegrino è larga, con un buon asfalto e delle belle curve veloci (attenzione ai limiti!) ma, come purtroppo spesso accade, piena di motociclisti convinti di essere in pista e non su di una strada aperta al traffico. Durante il fine settimana, ma soprattutto il sabato mattina, è frequente la formazione di code a causa di un tratto a 2 corsie per ogni senso di marcia che dopo una curva tornano ad essere una sola, con conseguente difficoltà dei veicoli (camion compresi) nell’incolonnarsi. Arrivati nei pressi di San Pellegrino seguite le indocazioni per il centro del paese e vi troverete in una cittadina che, sdraiata lungo il Brembo, cerca di rivivere (e sembra riuscirci) una seconda giovinezza dopo la “belle-époque” degli anni d’oro delle terme. Testimoni di quel tempo che fu, oltre alle case in stile liberty, sono il Casinò ed il Grand Hotel; se il primo è stato restaurato nel corso degli ultimi anni, il secondo è ancora lasciato a se’ stesso, anche se è di questi ultimi tempi un progetto di riqualificazione. La distanza dalla pianura e la presenza del fiume si fanno sentire: nella via principale c’è un’arietta che mitiga, anche a fine luglio come nel nostro caso, la calura estiva. La nostra sosta è terminata e proseguiamo sulla SP9 seguendo le indicazioni per il Passo San Marco. La strada che sale al passo presenta curve piacevoli inframezzate da alcuni tornanti ed un asfalto molto buono grazie al passaggio del “Giro d’Italia” di ciclismo. In totale i tornanti, alcuni dei quali piuttosto stretti (del tipo che si trova sulle strade che salgono rispettivamente da Ponte di Legno al Passo Gavia ed allo Spluga nel territorio italiano) sono poco meno di 20 ma abbastanza distanziati tra loro in modo da non stancare nella guida. Il panorama sulla Val Brembana (ecco la prima delle cinque) è generalmente bello, con punti ottimi dai quali si può ammirare la valle sottostante. Salendo in quota i boschi che abbiamo ammirato sull’altra sponda della valle lasciano il posto alla roccia viva ed a prati incolti. Il Passo San Marco presenta un piccolo spiazzo per fermarsi a godere del panorama (purtroppo un po’ deturpato da quattro elettrodotti) e del fresco; siamo, infatti, a poco meno di 2000 m (1992 per essere precisi) e la temperatura nei mesi estivi è più che gradevole, complice anche un po’ di vento. Una nota di colore: durante una pennichella post-pranzo veniamo circondati da un gregge di capre che si muove liberamente per i prati e la strada, non curante degli umani.

La discesa verso Morbegno (siamo ora nella Valle del Bitto di Albaredo – la seconda valle) è bella quanto la salita: anche in questo versante si respira l’aria del “Giro” con scritte sia sull’asfalto che sui muretti di protezione inneggianti a questo o quel campione. Le curve qui sono più strette, quindi con una mancanza di visibilità della strada che non permette di “tirare” quanto si vorrebbe; in alcuni punti la carreggiata si restringe (viene a mancare anche la riga di mezzeria) ed è bene restare sempre concentrati nella guida, dato che una curva a gomito a destra dietro la parete rocciosa è sempre in agguato. Poco prima di Morbegno si passa in mezzo ad un bosco che, personalmente, mi ricorda molto la parte iniziale della salita al Mortirolo nel lato valtellinese. A Morbegno siamo assaliti dal caldo (oltre 34°C) e decidiamo di rinfrescarci con un gelato; la gelateria “La grotta” che si trova sotto un porticato in una delle vie principali adiacente a piazza Sant’Antonio si rivela essere un’ottima scelta. Ripartiamo avvolti dal caldo e la strada che taglia la Valtellina (ecco la terza valle!) lungo il proprio asse non offre né grandi possibilità di divertimento (è praticamente tutta dritta!) né panorami degni di nota; proprio per sfuggire alla calura estiva, decido di prendere la superstrada che si infila dentro le montagne anziché percorrere il più esaltante lungolago. So questa scelta farà storcere il naso ai “puristi” del mototurismo e non entusiasma neanche me: percorrere tutti quei chilometri in galleria alla luce di lampade arancio mi dà sempre l’impressione di essere in un videogioco ma, mi ripeto, fare il lungolago alle 3 del pomeriggio di un sabato estivo è l’ultimo dei miei desideri. A ciò si aggiunga anche che le strade che costeggiano il Lago di Como si riempiono, in estate, di autovelox ed il gioco è fatto. Detto ciò percorriamo la strada in direzione Milano ed usciamo dalle viscere a Bellano e seguiamo le indicazioni per la Valsassina (la quarta valle del nostro giro!). Il primo tratto è un misto stretto molto piacevole; quando la strada si allarga diventa anche più dritta e ci permette di “forzare” un po’ l’andatura. Passiamo di fianco a due noti caseifici e ad uno stabilimento di acque minerali (il secondo di oggi, dopo la notissima S. Pellegrino) e dopo Barzio giriamo a sinistra verso Moggio e Culmine San Pietro. A Maggio scopriamo per caso una fonte di acqua buonissima e freschissima; ne approfittiamo per una sosta ristoratrice e per farne una piccola scorta riempiendo due bottigliette che ci torneranno utili nel proseguimento del giro. Più avanti la strada è stretta e con un fondo molto “granuloso”, quindi è meglio andare piano e goderci il panorama (se siete bravi, in questo tratto riuscite anche a vedere il Resegone, ma non distraetevi troppo!). Dopo Culmine San Pietro siamo in Val Taleggio (ecco l’ultima valle di oggi!), partia dell’omonimo formaggio che proprio qui vide la luce. Su di questa strada stretta ed a strapiombo, suonare il clacson prima di alcune curve, benchè poco rispettoso per l’ambiente, si rivela essere molto utile per la nostra incolumità. La valle è stretta e boscosa e risulta essere un piacere scendere aprendo solo un filo di gas e con la visiera aperta. A Taleggio le possibilità sono due: proseguire lungo la valle verso S. Giovanni Bianco oppure svoltare a destra e arrivare sulla SS470 a Sedrina; entrambe le strade sono molto belle (io per questa volta opto per la seconda scelta). Una volta arrivati sulla statale svoltiamo a destra verso Bergamo (o, meglio, nel nostro caso verso Dalmine); il rientro è tranquillo e la sensazione che ho è simile a quella che si ha dopo una succulenta mangiata: sono un po’ appesantino, non tanto dai 300 Km (che sono relativamente pochi), ma per le ore passate in sella dopo un periodo di “astinenza”.

Condizione delle strade
Generalmente buone: molto quelle che salgono e scendono dal Passo San Marco (come ho detto, visto il passaggio del “Giro d’Italia” di ciclismo sono state riasfaltate da poco), mentre un po’ scarse quelle della Val Taleggio. In alcuni punti abbiamo trovato dei cantieri con semaforo (per fare il senso unico alternato); mettere in conto anche una pulizia della strada non ottimale in base al periodo dell’anno in cui si vuole fare questo giro.

Note
Grande aiuto mi è stato fornito dal GPS, non tanto per trovare la strada giusta, ma per vedere “al di là della curva” e poter decidere, quindi, come affrontarla: in strade strette con curve a gomito non è cosa da poco.


Itinerario (clicca per ingrandire)
Particolare dell’itinerario (clicca per ingrandire)


Profilo altimetrico (clicca per ingrandire)

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Motociclista da sempre, cerco di coniugare la passione per la moto con la scoperta di nuovi luoghi lontano dal caos, l'osservazione per la natura e, perché no, la buona cucina regionale italiana.

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