La via del Barolo

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Partiamo con un cielo che non promette nulla di buono e con le previsioni in TV che mostrano l’unica nube (con fulmini, quindi temporali!) del nord Italia proprio dove dobbiamo andare noi: Colle di Tenda e poi Ventimiglia. E’ un po’ che penso a questo giro, complice la presenza a Tenda del Relais Calmos e [...]

In: Viaggi by admin 09/08/2009, 17:24

Partiamo con un cielo che non promette nulla di buono e con le previsioni in TV che mostrano l’unica nube (con fulmini, quindi temporali!) del nord Italia proprio dove dobbiamo andare noi: Colle di Tenda e poi Ventimiglia. E’ un po’ che penso a questo giro, complice la presenza a Tenda del Relais Calmos e negli ultimi giorni sono anche riuscito a trovare un giro di ritorno che mi soddisfi (grazie ai consigli di Johnny, Patrick e Sandro di Mototuristi). Quindi l’idea è di puntare verso il Colle di Tenda facendoci la SS20, poi scendere fino a Ventimiglia, risalire verso Dolceacqua, Isolabona e Trioria e poi decidere in base alla strada, all’ora ed al tempo: o si rientra dal Col di Nava, oppure dal Melogno. Arriviamo quasi a Fossano e la strada appare molto bagnata, segno di una recente pioggia… a Levaldigi la pioggia non bagna solo la strada, ma anche noi, visto che comincia una fitta pioggiolina. Penso che “Va bene la tessera del CIUS [Ci Importa Una Sega – NdR] ma puntare dritti dritti sotto le nubi nere, con l’idea di dover fare delle strade di montagna sotto l’acqua è assurdo”. Ci fermiamo in modo che Elisa possa mettere l’antipioggia ed io le espongo il mio dubbio; lei accetta di buon grado di cambiare itinerario, anche e soprattutto dopo la lavata di sabato pomeriggio (ci siamo beccati un temporalone incredibile!). L’itinerario di riserva c’è quasi per caso: mi sono portato dietro la guida “In moto” della De Agostini e c’è un giro nelle Langhe che fa proprio al caso nostro.

Studio un po’ la cosa ed approfitto anche del fatto che Elisa è originaria di quelle parti e che quindi mi può dare indicazioni… Torniamo indietro e a Genola prendiamo per Fossano; da Fossano ad Alba è un attimo; l’unica cosa piacevole è il passaggio da Santa Vittoria d’Alba (attenzione ai tornanti non segnalati salendo) ma per il resto la strada e ampia e diritta. Alba nord e poi Grinzane Cavour (di cui lo stesso Camillo Benso conte di Cavour fu sindaco per 17 anni), dove pranziamo all’ombra del castello (oggi sede di un museo etnologico e dell’Enoteca Regionale Cavour). Lasciamo Grinzane per La Morra, il tetto di questa parte di Langa con i suoi 500 e rotti metri sul livello del mare. Molto bella la strada che sale verso La Morra, ma fate sempre attenzione al possibile sporco del fondo stradale. Discesa verso Barolo, patria dell’omonimo vino; il centro abitato è piccolo e la piazza spicca non per bellezza, ma per le dimensioni rispetto a tutto il resto che la circonda. Dopo Barolo è la volta di Monforte d’Alba e poi Perno, con una strada provinciale che sembrava una strada di campagna (sia per il mediocre fondo stradale che per la larghezza e per i tornanti e le curve non segnalate). A Serralunga d’Alba ci fermiamo per vedere il castello; a parte un’auto che scende, nel salire al castello sembra proprio di essere tornati indietro di qualche secolo… L’orario ci induce ad un piccolo riposo rigenerante all’ombra di qualche pino ed io penso a com’era la vita molti anni fa in posti come questo: probabilmente molto comoda per i nobili (viste le dimensioni dei manieri e delle tenute) e molto dura per il popolino… Dopo Roddino sbaglio strada, ma è con immenso piacere che scopro che a volte anche l’errore è pieno di fascino: una bella strada praticamente sul crinale della collina ci porta a Albaretto della Torre. La strada che ci conduce a Montelupo Albese e poi verso Alba sembra essere uno dei circuiti preferiti dagli smanettoni del luogo, visto anche l’ottimo asfalto che è stato rifatto in occasione del passaggio del Giro d’Italia. Superiamo anche Diano d’Alba ed entriamo in Alba fermandoci a prendere un ottimo caffè preparatoci con gentilezza da una cordiale e paffuta ragazza. Usciamo da Alba dal lato opposto e puntiamo verso Barbaresco, altro nome di vino che nella mia mente invoca chissà quali aspettative; aspettative tutte deluse, visto che nella piazza di Barbaresco oltre ad una piccola chiesa non c’è nulla. Già il posto mi delude e quando un piccolo cane abbaia allo scampanio della chiesa (chissà perchè poi…) giriamo la moto e ce ne andiamo: non che mi aspettassi chissà che cosa, ma sicuramente questo nulla, solo il campare sul nome del paese, mi delude. E’ un sentimento quasi onnipresente oggi, dopo aver visto che c’è un eccessivo sfruttamento turistico della zona… solo per il fatto di essere in Langa i negozi di alimentari si chiamano “Souvenirs Gastronomici”… non vi dico i bar o trattorie (tutti caffetterie o ristoranti). Insomma, per me che guardo soprattutto al sodo, non sembra ci sia posto in questo angolo di Piemonte. Facciamo ritorno verso casa passando da Castagnito (e rischiando che un automobilista ci venga addosso da fermi partendo in retromarcia senza sentire le mie strombazzate di clacson ed irritandosi dopo le mie, a dire il vero poco garbate, rimostranze). Dopo Canale ritrovo luoghi già noti come Pralormo e Poirino. Dopo Poirino io non ho voglia di tornare già a casa… Cesare fa ciò che io dico ed anche ad Elisa va bene deviare verso la patria del peperone: Carmagnola. Arrivati a casa il parziale segnava 274 Km.

Condizione delle strade

Le strade variano molto: si va da SP che in realtà sono poco più larghe di una strada comunale alla SS29 appena riasfaltata in alcuni punti (merito del Giro d’Italia). La prudenza è d’obbligo visto che più di una volta mi sono ritrovato terriccio in curva oppure proprio in mezzo alla strada. Lavori subito dopo Castagnito con un bel senso unico alternato subito dopo una curva cieca a destra.

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Motociclista da sempre, cerco di coniugare la passione per la moto con la scoperta di nuovi luoghi lontano dal caos, l'osservazione per la natura e, perché no, la buona cucina regionale italiana.

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