La via del riso
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Mettiamo che un bel giorno dobbiate andare da Milano a Torino e che ve la vogliate prendere comoda; lasciate perdere l’autostrada e procedete al trotto in mezzo a questa zona molto particolare della Pianura Padana. Il periodo migliore è sicuramente tra maggio e giugno, perché ci sono ancora risaie completamente allagate ed altre con le [...]
In: Viaggi by admin 09/08/2009, 17:22
Mettiamo che un bel giorno dobbiate andare da Milano a Torino e che ve la vogliate prendere comoda; lasciate perdere l’autostrada e procedete al trotto in mezzo a questa zona molto particolare della Pianura Padana.
Il periodo migliore è sicuramente tra maggio e giugno, perché ci sono ancora risaie completamente allagate ed altre con le piantine che sbucano dall’acqua. Non percorreremo, in questo trasferimento, le strade principali alle quali preferiremo le provinciali meno trafficate.Facciamo inizialmente rotta verso Pavia che attraverseremo magari dopo una breve visita al centro cittadino ed al ponte coperto sul Ticino. Già arrivando a Pavia da est si vede uno stabilimento di uno dei maggiori produttori di riso. Lasciamo la città proseguendo verso sud e, dopo un susseguirsi di concessionari e di centri commerciali, prendiamo per Groppello Cairoli. Facciamo particolare attenzione ai limiti di velocità, visto che gli autovelox riempiono la Provincia al pari delle risaie. Al primo incrocio dopo la rotonda svoltiamo a sinistra sulla SP193 verso Sannazzaro de’ Burgondi, che ci viene annunciato dalle ciminiere delle raffinerie. Dopo Sannazzaro, la città lascia lo spazio alla campagna ed entriamo in Lomellina, terra di riso e, direbbero i più cattivi, di zanzare. Passiamo prima per Lomello, la capitale di questo territorio fino al 1700, e poi per Valle Lomellina; proprio qui, subito dopo il passaggio a livello, sulla destra troviamo l’altra grande azienda produttrice di riso del nostro giro. Innumerevoli, comunque, le piccole riserie che incontriamo lungo la strada. E’ ancora abbastanza presto e la luce del mattino illumina il verde delle piante di riso, un verde che sembra quasi finto da tanto che è splendente. Purtroppo il rumore della mia moto fa scappare qualche airone, anche se in particolare un airone cinerino (o “cenerino” che dir si voglia) resta tranquillo vicino alla strada su cui passo e riesco ad ammirarlo. Ecco che le colline di Casale Monferrato che vediamo sullo sfondo fanno da intervallo tra le risaie, che riprenderanno tra poco, entrando nel vercellese. Siamo sulla SS31bis e a parte qualche cantiere non c’è molto da notare; il traffico è ancora scarso e procediamo con la nostra andatura senza che ci siano auto a rallentarci. A Trino passiamo di fianco alla centrale nucleare “Enrico Fermi” ed un pensiero corre a quanto successe esattamente 20 anni fa a Chernobyl. Le risaie sulla sinistra, con le colline sullo sfondo e la ferrovia sulla destra ci accompagnano fino a Verolengo dove, volendo evitare il più possibile il successivo attraversamento di Chivasso, svoltiamo a sinistra per attraversare il Po e continuare per un pezzo sulla “Strada Casale”. Giunti in prossimità di Chivasso, riattraversiamo il Po e, cercando di tagliare fuori il più possibile la cittadina che fu sede degli stabilimenti della Lancia, ci portiamo sulla SS11 “Padana Superiore”. Questo pezzo di strada, a doppia carreggiata e doppia corsia, ci dà la possibilità di rilassarci ed aumentare leggermente la velocità (attenzione che qui il limite è comunque a 90 Km/h!) fino all’uscita Torino/Abbadia di Stura dove ci spostiamo sulla “Strada di Settimo”. Gli stabilimenti della Michelin e dell’Iveco ci annunciano che siamo prossimi alla meta: la città dell’automobile! Ad un grande incrocio svoltiamo a sinistra in mezzo a molte altre auto (anche la città si è svegliata e tutti stanno cominciando a fare le classiche commissioni del sabato mattina) sul Lungo Stura Lazio. Anche questo è un grosso vialone che invita il nostro polso destro a ruotare l’acceleratore, ma attenzione: c’è la “cento lire”. Così mi ha detto un amico di Chivasso che viene chiamata dai locali questa curva abbastanza stretta a 270°; impegnativa, oltre che per la traiettoria, per le giunture di asfalto che, mentre si è in piega, non sono proprio il massimo della vita. Addirittura pare fosse stata vietata ai motociclisti a causa di corse, divieto che permane, ad esempio, sulla strada che da Pino Torinese porta a Superga. Ormai siamo in città e non ci resta che percorrere tutto corso Casale fino alla Gran Madre, termine di questo “trasferimento” ed inizio della giornata sabauda.

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su di me
Motociclista da sempre, cerco di coniugare la passione per la moto con la scoperta di nuovi luoghi lontano dal caos, l'osservazione per la natura e, perché no, la buona cucina regionale italiana.





