Tra Ghisallo e Como
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Per arrivare al Passo del Ghisallo puntiamo inizialmente verso Melzo e Vimercate, seguendo poi le indicazioni per Usmate/Velate. A Merate svoltiamo a sinistra per Roncaglia e scopriamo una strada molto piacevole; è questa la Brianza che preferisco: saliscendi, qualche curva veloce e le montagne lì ad una spanna che ti osservano, mai incombendo minacciose. Percorriamo [...]
In: Viaggi by admin 09/08/2009, 17:20
Per arrivare al Passo del Ghisallo puntiamo inizialmente verso Melzo e Vimercate, seguendo poi le indicazioni per Usmate/Velate. A Merate svoltiamo a sinistra per Roncaglia e scopriamo una strada molto piacevole; è questa la Brianza che preferisco: saliscendi, qualche curva veloce e le montagne lì ad una spanna che ti osservano, mai incombendo minacciose. Percorriamo qualche chilometro della SS36 che da Milano va a Lecco ed usciamo a Molteno; seguendo le indicazioni per Pusiano arriviamo a lambire l’omonimo lago (mi riprometto di tornare da queste parti per visitare questo e gli altri 2 laghi, cioè quello di Annone e di Alserio) prima di inerpicarci verso Canzo. I tornanti di questa strada sono larghi e non impegnativi (niente a che vedere con quelli che troveremo poi salendo da Como a Brunate) e la vista sul lago è molto piacevole; peccato per la foschia che non ci permette di far spaziare lo sguardo come vorremmo. All’incrocio con la SP41 svoltiamo a destra verso Canzo e costeggiamo il lago di Segrino; la mattina di sabato è nel pieno e ciò contribuisce all’aumento del traffico, soprattutto dentro Asso e Canzo dove si forma qualche coda. Ci fermiamo a sgranchire le gambe nel piazzale della stazione dove non posso fare a meno di notare un cartello che riporta le sanzioni ancora in lire: evidentemente non è solo il materiale rotabile delle Ferrovie Nord ad essere vetusto. Da qui alla Madonna del Ghisallo la strada è in ottime condizioni e molto piacevole da percorrere; io me la prendo comoda e non poche volte mi ritrovo solo in quarta convinto, invece, di “aver dentro” una marcia più alta. Il santuario e gli antistanti monumenti a Coppi e Bartali ci danno il benvenuto in cima; i monumenti ci sono perchè dal 1948 la Madonna del Ghisallo è stata dichiarata la protettrice dei ciclisti. Nella zona, ma direi anche in tutta la Lombardia, ogni ciclista che si rispetti deve venire qui almeno una volta (oltre tutto la strada non è per nulla impegnativa – niente anche vedere con i passi alpini). Lasciamo la moto nel parcheggio antistante (incredibile: ci sono dei posti riservati alle moto!) ed entriamo nella chiesa. L’atmosfera è strana: ci sono le immagini di persone comuni (direi ciclisti morti sulla strada) accanto a gagliardetti autografati, a maglie di campioni più o meno noti, il tutto sovrastato da biciclette epiche. Le due che più mi “emozionano” sono la Bianchi di Felice Gimondi e quella con la ruota lenticolare con cui Francesco Moser ha fatto il record dell’ora; non sono assolutamente un appassionato di ciclismo, anzi spesso odio i ciclisti della domenica con il loro vizio di procedere affiancati per poter chiacchierare tra loro, ma vedere questi oggetti che sono entrati nel mito durante la mia gioventù e di cui ricordo le immagini nei telegiornali, mi lascia in ammirazione. Elisa mi riporta alla realtà ed andiamo a goderci il panorama sul Lago di Lecco (o meglio, su “quel ramo del Lago di Como che volge a mezzogiorno”): stupendo. Il lago è stretto e lungo e mi ricorda quelli della Scozia; in un punto particolare, cioè accanto al monumento che si trova a destra della chiesa, la vista spazia fino a Bellagio ed oltre.
Ci vorrebbe una foto, anche se come ho detto c’è foschia, ma alcuni bambini che saltano su e giù dal monumento mi impediscono di fare uno scatto decente. La giornata non è caldissima, anzi all’ombra fa freschino, e ne approfittiamo per fermarci qui per il pranzo. La discesa verso Bellagio comincia con un po’ di tornanti abbastanza larghi e per nulla impegnativi. Il panorama poco prima di Civenna è molto caratteristico: si vede Bellagio, parte del ramo di Lecco e tutta la parte superiore del lago; credo che in una giornata tersa sia da togliere il fiato. Oltre tutto sulla strada, essendo in moto, si riesce a trovare qualche “buco” dove fermarsi ad ammirare la vista. Arrivati a Bellagio ci dirigiamo verso “la punta” ben sapendo che, purtroppo, proprio sulla punta non c’è una piazza, un belvedere o qualcosa di simile, ma un bar-ristorante, quindi per poter godere della vista migliore è necessario pagare. Questa volta il problema non ci si pone perché non troviamo posto per parcheggiare la moto (incredibile dictu, lo so) a causa della notevole densità di moto e scooter che occupano i parcheggi riservati alle due ruote ed al fatto che gli altri parcheggi per le auto tutti a pagamento sono altrettanto stracolmi di vetture. Un posto ci sarebbe stato se un imbecille con una custom non avesse lasciato la propria moto di traverso rispetto a tutte le altre disposte a spina di pesce; d’altra parte i cretini restano tali anche se vanno a piedi, su 2 o su 4 ruote. Giriamo quindi la moto e puntiamo verso Como. La SS583 che corre lungo il lago è molto caratteristica, soprattutto in quei punti (in verità non molti) in cui ci si trova a strapiombo sull’acqua. L’asfalto non è male, ma prima di aprire il gas è sempre bene ricordare che di qui passano anche i pullman e non è mai bello trovarsi faccia a faccia con un bestione blu che sbuca da dietro una curva come un gatto che cerca di agguantare una preda. Presentando meno possibilità di raggiungere spiaggette rispetto al tratto Lecco-Bellagio, questa parte è meno frequentata e l’attraversamento dei vari paesini non presenta particolari difficoltà o noia nell’aspettare che qualche semaforo diventi verde. Como ci appare all’improvviso da dietro un promontorio; di questa città mi entusiasma più la presenza dell’aeroclub con i suoi idrovolanti, che le bellezze architettoniche. Nella zona dello stadio si trovano contemporaneamente e a distanza di qualche centinaio di metri, il bel monumento ad Alessandro Volta e l’obrobriosa costruzione dedicata ai caduti della prima guerra mondiale. Il lungolago sarebbe molto piacevole se non fosse frequentato, almeno in questo tratto, da brutti ceffi e famigliole con bambini urlanti.
Cerchiamo di “ricaricare le batterie” il più in fretta possibile e risaliamo in sella puntando verso Brunate. Questo piccolo comune abbarbicato sui monti sopra la città è ad essa collegato per mezzo di una funicolare; per quanto l’idea di prendere questo vecchio mezzo di trasporto sia molto romantica, non abbiamo alcuna voglia di portarci “a spalla” caschi e giubbotti. Affrontiamo quindi la stretta strada che sale in un susseguirsi di curve quasi a gomito e di tornanti che mi ricordano le salite al Gavia ed allo Spluga. Oltrepassando la stazione di arrivo della funicolare ci dirigiamo verso il Faro Voltiano che, immerso in un bel parco, permette una vista spettacolare sul parte del lago (gli alberi consentono di vedere solo verso Cernobbio e verso Lugano ma, anche qui in una giornata limpida, credo si possa vedere buona parte della pianura lombardo.piemontese, il Lago Maggiore e il massiccio del Rosa). E’ anche possibile entrare nel faro e salire di qualche metro per godere di una vista leggermente migliore rispetto a quella della base. La discesa verso Como è un po’ rallentata dal traffico di metà pomeriggio, ma vediamo di lasciarci alle spalle la città lariana il prima possibile (anche a causa di qualche automobilista che ha una concezione della guida molto particolare). Il GPS mi guida verso Milano (le scorse volte, allungando il rientro, ho puntato verso Lecco e giù lungo la Brianza) facendomi passare per luoghi che per me erano solo nomi sulla carta: Cermenate, Meda, Seveso, ecc. Indeciso se fare la tangenziale Ovest o la Est (siamo esattamente dalla parte opposta di Milano rispetto a Lodi), seguo le indicazioni del navigatore e attraversiamo la metropoli; inizialmente non ho idea di dove mi trovi (anche se un cartello “Niguarda” mi fa orientare un pochino) ma poi ritrovo i viali a me familiari e tutto si chiarisce. Il resto del rientro lungo la via Emilia è senza storia. Riporto alcune informazioni aggiuntive che molto gentilmente mi ha fatto avere Mauro Galli, presidente del Motoclub Civenna: Le nostre strade sono state, quasi 70 anni fa teatro di sfide al limitre del possibile, quando non erano ancora asfaltate: Nuvolari, Pagani, Tenni, Varzi arrivavano a toccare il limite della tecnologia a loro disposizione per vincere il leggendario “circuito del lario”. I comuni, coadiuvati dai motoclub locali hanno tentato negli ultimi anni di spolverare i ricordi di queste imprese attraverso il posizionamento di targhe a tema, Barni, Bellagio, Valbrona e Asso le hanno già posizionate, prossimamente Civenna ricorderà Nuvolari, ma la cosa che più ci tocca da vicino è l’ospitare sul nostro territorio l’enorme fiaccola bronzea a ricordo dei caduti motociclisti! Questo fantastico monumento è stato creato e posizionato nel 1961 sul piazzale “Bellavista” di Civenna, da cui si domina il lago come da pochi altri punti nel triangolo Lariano. Ogni anno, il I° Novembre viene celebrato radunando a se migliaia di motociclisti che vengono a “chiudere” la stagione e prendere la benedizione del parroco, motociclista anch’egli, in gioventù! Chissà che vi abbia convinto a ripassare, magari propio il I° Novembre, così da immergervi nel bagno di folla che colora il nostro paese quel giorno, o magari a nominarci nel vostro sito in cui si raccontano i segreti dei posti raggiungibili sui nostri amati cavalli d’acciaio! Buona giornata ed un appassionato lampeggio!Visualizzazione ingrandita della mappa
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su di me
Motociclista da sempre, cerco di coniugare la passione per la moto con la scoperta di nuovi luoghi lontano dal caos, l'osservazione per la natura e, perché no, la buona cucina regionale italiana.





