Il referendum della FIAT
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Che il referendum di Mirafiori sia in realtà un ricatto s’è capito quasi subito: un’azienda che dice “si fa come dico io o me ne vado” non ti sta proponendo qualcosa, ma ti sta obbligando. Come d’uso in Italia, popolo di 60 milioni di allenatori di calcio e 60 milioni di politici (alla faccia dell’unità celebrata quest’anno ma in realtà imposta), chiunque si sente in dovere di dire la sua: anche io.
Sinceramente non so cosa voterei io se lavorassi alla FIAT di Mirafiori: “no” perché il nuovo contratto non è uno, ma due o anche tre passi indietro (pensate voi a lavorare 10 ore in catena di montaggio su due turni di 5 ore ciascuno: e nel tempo che intercorre tra i due turni cosa fareste, magari abitando a un’ora di strada dalla FIAT?), oppure “sì” perché se vincono i no si chiude? Non lo so. Il mutuo non lo paghi con gli ideali. Se non sei giovanissimo, pensi anche che a Torino un altro lavoro mica lo trovi. Però non è giusto votare “sì”. I sindacati che dicono di votare “sì” fanno il proprio interesse perché senza fabbrica i sindacalisti restano senza lavoro. I sindacati che dicono di votare “no” rischiano di mettere centinaia (migliaia?) di lavoratori in mezzo a una strada.
Ai lavoratori, soprattutto operai, della FIAT di Mirafiori va tutta la mia solidarietà , ben conscio che nemmeno con questa ci pagherebbero il mutuo. Non vorrei essere nei panni di chi deve decidere e non sa cosa decidere, quindi oltre alla solidarietà anche la mia ammirazione.
A tutti quelli che dicono, senza lavorare a Mirafiori, “bisogna votare sì” o “bisogna votare no” ricordo un proverbio siciliano che recita così:Un cazzo nel culo degli altri sembra un capello

Tecnica Arcana
January 14th, 2011 at 10:49
concordo, si tratta di una scelta difficile, di fatto posta come un ricatto a cui è palese per la maggior parte cede chi ha paura di perdere il lavoro.