La strategia del governo sul nucleare
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La scorsa settimana Romani e Prestigiacomo dicevano “sul nucleare si va avanti”. Dopo che la situazione a Fukushima è precipitata (ricordiamoci che (1) loro sono giapponesi, con tutta la loro precisione, e (2) la TEPCO in passato è stata già beccata a taroccare i dati relativi all’inquinamento da radiazioni), allora sia Romani che Prestigiacomo (che, pare, addirittura berlusconi – la minuscola non è un errore) si fermano: il primo dice che bisogna pensarci bene e la seconda, beata ingenuità , ammette che con le elezioni alle porte questo è un tema pericoloso.
Secondo me la strategia è proprio questa: il governo ferma le macchine sul nucleare in attesa sia delle elezioni (in cui la spinta emotiva può essere una carta a sfavore dei piani nuclearisti del governo), sia del referendum. Non perché quest’ultimo venga ritenuto come importante (io stesso ho seri dubbi sul raggiungimento del quorum), ma solo per vedere come andranno le cose. Supponiamo che il 40% degli aventi diritto vada a votare e, di questi, il 90% voti contro il nucleare; scommettiamo che dopo il referendum, berlusconi dirà che “il 64% degli italiani è a favore del nucleare”? Quella dell’attesa è solo una tattica per evitare di perdere le elezioni dopo il lbunga-bunga, le mignotte, le minorenni e i processi che ci sono in ballo.
Spiace vedere che, dall’altra parte, ci sono il PD con le sue contraddizioni (ma i radicali cosa aspettiamo a “buttarli a mare”? Ma Capezzone non vi ha insegnato niente????), Vendola con le sue magagne in Puglia e il suo linguaggio astruso e Di Pietro, che da solo non può fare molto oltre che urlare (anche lui con l’inculata De Magistris non è che sia messo benissimo eh).

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