Posto fisso? Sì, grazie!
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Il Presidente del Consiglio ha detto che il posto fisso è monòtono. Come sempre, generalizzare è male. Faccio il consulente informatico, quindi mi trovo a dover cambiare ogni tanto, cliente: non dovrei avere il posto fisso in una società di consulenza informatica? Andiamo avanti: dopo 20 anni di pendolarismo (prima treno, poi bus e poi ancora treno), con una media di viaggio di un’ora e 45 minuti all’andata ed altrettanti al ritorno (per fare dai 30 ai 60 Km, non pensate che viaggi in Frecciarossa!), da un paio d’anni sono a 20 Km da casa: auto e 30 minuti circa di viaggio. Farei male a sperare di restare qui per tutta la vita? Forse il prof. Monti non ha niente da fare a casa, ma vi assicuro che arrivare a casa un’ora prima è cosa notevole (anche partire un’ora dopo al mattino!). Oppure il prof. Monti pensa che, se adeguatamente retribuito, uno possa stare anche lontano da casa. Ecco, a me piace il mio lavoro, sul serio, ma io lavoro per vivere e non il contrario: la famiglia e qualche mio hobby (che magari c’entri anche col lavoro, non lo nego) sono la mia vita. Ma soprattutto, come mi ha fatto notare la deliziosa consorte, se io faccio un lavoro che mi piace in un ambiente di lavoro in cui mi trovo bene, perché dovrei cambiare? Questi economisti ci vogliono portare il modello di lavoro USA (massima flessibilità ) senza voler tenere conto che in Italia un modello simile non è possibile: le infrastrutture fanno schifo (quindi come mi muovo da casa al lavoro se abito fuori città e/o se lavoro in una zona poco raggiunta dai trasporti pubblici?), la burocrazia impera (supponiamo di cambiare lavoro ogni 5 anni in posti diversi: significa che ogni 5 anni devo fare un nuovo mutuo?) ma, soprattutto, le aziende che chiedono capacità in un certo ruolo non sono così flessibili come, invece, pretendono dai lavoratori. Vi piacerebbe lavorare più di 48 ore la settimana come fa un terzo degli inglesi (contro una media europea di 40,3 ore) e poi ubriacarvi il sabato sera perché è l’unico svago che vi potete permettere? Vi siete mai chiesti perché negli USA lo stipendio viene dato ogni settimana e non mensilmente?

Tecnica Arcana
February 2nd, 2012 at 13:58
Dimmi dove devo firmare che lo faccio subito !
February 2nd, 2012 at 14:09
il crack lo vogliamo tagliare? non so, con il detersivo della lavastoviglie, per esempio. altrimenti si parte con un discorso che può anche essere sensato, e si arriva a sparar cazzate.
1. la settimana minima per un lavoratore inglese medio è di 37.5 ore. viene arrotondata a 40, ma non è strettamente necessario; stiamo parlando di consulenti, quindi ufficio, non operaio edile – anche se, a ben vedere, gli operai edili che lavorano in zona sono tutti a casa per le 5, e iniziano alle 8:30.
2. nella City lavorano anche 80 ore la settimana. c’è una certa quantità di coca che gira, ma assumiamo che non sia la norma, e che quindi chi lavora nella city si stanchi come tutti gli altri. un consulente nella city guadagna a sufficienza per lavorare sei mesi l’anno, e passare il resto in vacanza. un lavoratore dipendente fa un buono stipendio – di solito sopra i 5 zeri.
3. parliamo di consulenze: se fai un contratto a progetto da queste parti, di solito ti becchi più soldi. questo perché devi pagare più tasse, e devi lavorare più ore, e non fai parte della struttura aziendale, quindi non hai benefit come assicurazione sanitaria addizionale (in più al servizio sanitario nazionale), creche per i bimbi, o fondo pensione integrativo.
4. di cose da fare a Londra ce ne sono di più di quante ce ne siano a Casale, ogni giorno della settimana; gli stipendi sono anche commisurati al costo della vita, quindi uscire il sabato sera per andare al pub funziona solo se fai un lavoro a basso reddito oppure se sei on the dole, come dicono da queste parti – non un consulente, oppure un impiegato.
5. qui si esce il giovedì sera con i colleghi, il venerdì con gli amici, e il sabato con il Significant Other.
come chiosa finale: l’immobilismo sociale italiano si combatte non facendo prima i servizi e poi cambiando la gente. le due cose vanno fatte pari passo – e se la gente cambia abitudini lavorative, qualcuno che aggiunge i servizi (e che ci fa dei soldi sopra) lo si trova. penso che ormai, come società , siamo arrivati al punto in cui si possa camminare e masticare allo stesso tempo, quindi si possono fare due cose contemporaneamente. in più, aspettare sempre i benefici dall’alto senza scomodarsi più di tanto, non produce affatto cambiamenti – come possono dimostrare gli ultimi 60 anni di storia in Italia.
in buona sostanza, Monti ha detto le cose giuste, ma nel paese sbagliato.
February 2nd, 2012 at 15:05
Concordo con EMmanuele Bassi ma vorrei anche far notare come tanti dei nostri politici siano fermi su quelle poltrone da una vita. E nel frattempo mantengono il posto di lavoro, come i sindacalisti…
Parliamone.
February 2nd, 2012 at 17:29
Emmanuele, a parte l’educazione che forse è rimasta alla dogana, hai fatto benissimo a precisare: errore mio aver considerate vere certe pagine della Lonely Planet (o della Rough Guide, non ricordo) su certe abitudini scozzesi.
Detto ciò, forse non ti ricordi più com’è l’Italia (che, da quando te ne sei andato è anche peggiorata): come ho detto, ho preso per 20 anni i mezzi pubblici (e come me tante altre persone). Bene, il servizio è peggiorato ma i prezzi sono aumentati. Questo è l’andare di pari passo? Se poi mi spieghi anche dove avrei aspettato sempre i benefici dall’alto mi fai un favore. Forse avrei dovuto fare come fanno in tanti: invece di cercare di migliorare il mio Paese (ed incazzarmi se, al contrario, peggiora), avrei dovuto andarmene da un’altra parte.
February 2nd, 2012 at 18:42
Ho corretto le cifre sulla durata del lavoro nel Regno Unito (Lonely Planet Scozia ed. Giugno 2006 – pag. 29).
Resto dell’idea che se sei il Presidente del Consiglio dell’Italia devi calarti nella situazione italiana e nei servizi che gli imprenditori italiani offrono: non puoi sparare nel mucchio sulle solite classi sociali (per esempio quelle che pagano già le tasse) e convincerle che si è bello essere presi a martellate sullo scroto. Il “randagismo lavorativo” può anche essere bello ma (1) deve essere una libera scelta e (2) ci devono anche essere le condizioni per poterlo attuare; qui, invece, si punta a liberalizzare il più possibile il mercato del lavoro senza, al contempo (e concordo con te, Emmanuele, che si debbano fare le cose *insieme* – ma spostare prima la gente e poi sperare che qualcuno faccia i servizi non è *insieme* – e non come sta facendo questo governo) approntare quei servizi, quelle falicitazioni che servano per questa flessibilità . Che senso ha avere “più flessibilità in uscita” alla fine della carriera lavorativa? Se non sei un manager o un genio nel tuo lavoro ma sei nella media, pensi che qualcuno ti assuma a 50 anni (età in cui non sei più pimpante come un trentenne) per farti lavorare fino a 67? I numeri sono una gran bella cosa, resta il fatto che in questi casi vadano contestualizzati nell’ambiente in cui si vogliono applicare.