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Wrecking Ball: prima impressione

    • Ho ascoltato l’album una volta sola (in auto, quindi non concentratissimo e senza leggere i testi) e, purtroppo, non mi entusiasma. Non mi entusiasma come non mi ha entusiasmato Working On A Dream, Magic, We Shall Overcome (alias “The Seeger Sessions” – Bruce che fa cover? Non l’avrei mai detto) e tutta l’ultima produzione del mio beniamino. Non mi entusiasma nemmeno l’idea che certi brani possano essere meglio dal vivo: Bruce ha fatto un album ed io lo giudico su questo, soprattutto sapendo quanto è maniacale nella scelta dei brani. Ergo, quello che c’è nell’album è quello che Bruce ha voluto che ci fosse. Non mi piace questa deriva verso altri generi, queste influenze e contaminazioni. Non faccio nemmeno la distinzione “non è rock, quindi non mi piace” primo perché effettivamente a mio avviso questo non è un album rock, secondo perché mi piace anche musica non rock e questo album strizza parecchio l’occhio al pop ed al folk.
      L’unico modo in cui credo di poter spiegare bene ciò che sento è che mi sembra la fine di un amore (tra me e Bruce): cerco di ritrovare quel brivido che mi dava una volta, ma non c’è più nelle ultime produzioni. Non parlo solo dell’armonica di The River nel Live 75-85 che mi fa venire la pelle d’oca ogni volta che l’ascolto, ma anche di canzoni che ti “prendono” mentre le ascolti (e devo dire che “We take care” ha un ottimo pedale), che lasciano il segno. Non voglio, con questo, chiudere la porta in faccia a Bruce e mi riprometto di riascoltare WB con i testi davanti ma, soprattutto, non voglio continuare a vivere un amore nel ricordo di quello che è stato e nella speranza che possa ritornare. E’ lo stesso Bruce a dire che forse ciò che è morto può ritornare.

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