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» Me, myself & I

  • Invecchiando
    By on April 10th, 2010 | 4 Comments4 Comments Comments

    Dopo svariate bici, 2 motorini e 6 moto, oggi sono andato ad ordinare la mia prima auto. La scelta è stata dettata da costi (una media di 16500 Km l’anno con la moto costa troppo) e sicurezza (quest’anno ho dovuto lasciare la moto in università due volte causa neve durante il giorno e un’altra volta sono tornato a casa con memoria e pilota automatico causa graupeln). So che non c’entra nulla, ma mi sento vecchio.

  • Cercando di vivere Zen #2 – Il ciliegio e il salice
    By on April 4th, 2010 | 1 Comment1 Comment Comments

    Questa è una storia che ho imparato da bambino quando ho cominciato a praticare il judo e parla della nascita del ju-jitsu. Ma non solo.

    Shireobei Akyama passeggiava un mattino nel giardino del Tempio, mentre nevicava in abbondanza. Egli ascoltava lo scricchiolio dei rami dei ciliegi, che si spezzavano sotto la neve. Poi vide un Salice sul bordo del fiume. Il peso della neve ne curvava i rami. Il legno flessibile si sbarazzava allora del suo fardello, poi riprendeva la posizione originaria.

  • Studentesse 1
    By on March 22nd, 2010 | 4 Comments4 Comments Comments

      Comincio una nuova serie di racconti su quanto accade in Uni perché, come ben sa chi mi conosce, il mio scopo nella vita è portare il buonumore nelle vostre grigie e tristi esistenze. Bene, la prima è la gnocca timidissima.
      L’altro giorno bussano alla porta: entra una studentessa veramente gnocca (diciamo da 8 ) che, scusandosi, chiede se possiamo aiutarla con la connessione wireless. La risposta è quella standard: “se ha seguito le indicazioni della brochure e non funziona, allora sì”. Questa risposta, di solito, screma il 75% degli studenti i quali cadono dal pero “ah… e quale brosciùr?” “Quella che c’è in biblioteca” “ah… no…”. Mi spiace, ma per ora il wi-fi qui non è ancora point-and-click, ma non ti preoccupare caro dirigente del nuovo millennio (si salvi chi può!): tra qualche mese sarà anche peggio. Ma torniamo a noi: la gnocca dice che ha seguito le istruzioni ma la connessione non le funziona lo stesso. A riprova estrae la brochure della biblioteca: brava la gnocca che guadagna 10 punti. Scusandosi chiede da chi poter andare e siccome in quel momento ero quello con la scrivania più vicina alla porta (no, non è che spostiamo le scrivanie ogni 3 minuti, è che gli altri con le scrivanie più vicine non c’erano) e poi, voglio dire, fai godere anche me in questo covo di ramarri (animale molto gioviale ma dalla bellezza piuttosto controversa!), le dico “vediamo”. Lei si scusa ed estrae il netbook. Si scusa e lo accende (si scusa sia per non averlo acceso prima che per il fatto che ci mette un po’ ad avviarsi). Si scusa perché, dice, deve togliere la versione di prova di Avast! (gnocca, gentile e che conosce un antivirus? Quasi da sposare!). Si scusa, anche, perché compare la finestra di registrazione di %produttorePCcheamefannocagare%, registrazione che lei non vuole fare ma che non sa, scusandosi, come evitare. Dal “lei”, scusandosi, passa al “tu” ed è sempre una soddisfazione quando le gnocch… ehm… studentesse giovani danno del tu a %tecnicosposatoconbarbaaventepelibianchi%. Le mostro (“la fava?” chiederanno i più arditi lettori) come con un semplice segno di spunta su “non rompermi il cazzo con questa registrazione di merda” (ok, l’opzione non è proprio questa e nemmeno il mio linguaggio è così triviale, ma il sunto s’è capito) evita di scusarsi e di perdere tempo. La configurazione di IE è *quasi* giusta (il proxy è giusto ma la porta no, vabbè… solo 5 punti extra) ma il PC non vede proprio la wireless. Controllo %bottone_sospetto% e lo premo: spia che lampeggia e studentessa che dice “ho provato anche io quello… però non va… scusa eh…”. Effettivamente non va. Al pensiero di “chi l’è che cumanda chi?” (questa è una frase tradizionale della mia famiglia: se non capite è perché non parlate il bergamasco… va bene, siccome nessuno è perfetto – tranne me – vi informo che significa “chi è che comanda qui?” e si usa per indicare che io sono il più forte) riprovo: rete trovata. Indirizzo preso e prova di navigazione. Scuse della studentessa ed auto-ironia (“quasi quasi mi laureo e non ho ancora scoperto come far andare la wireless”) e gioia da parte mia. Ah, dopo poco è tronata perchè la disinstallazione di avast! aveva fatto qualche casino con IE: ricerca sul supporto Microsoft, ripristino di IE e problema risolto. Scuse (sì, ancora!) e ringraziamenti dalla studentessa gnocca. Ad oggi non s’è più rivista. Peccato.

    • Certe persone
      By on March 12th, 2010 | 2 Comments2 Comments Comments

      Ci sono persone che ti sono antipatiche a prima vista; ci sono persone, invece, che riescono ad affascinarti dopo 5 secondi di dialogo. In quest’ultimo mese ho avuto la possibilità (anzi, direi la fortuna) di conoscere una di queste persone; un rapporto di lavoro e nulla più a parte qualche battuta e la difficoltà, per me, di esprimere quello che avrei voluto dire o chiedere in una lingua che non padroneggio benissimo (per la quale devo ancora pensare a “come si dice questa cosa?”). Oggi ci siamo incrociati e mi ha detto che domani torna a casa; mi ha ringraziato molto per il supporto che gli ho fornito. Da parte mia sono stato solo capace di dirgli che è molto gentile e di augurargli buon viaggio di ritorno.

      Thank-you Jay, even if I know you are not reading this: in just a couple of minutes you learned me so much things.

    • Cercando di vivere zen
      By on February 4th, 2010 | 4 Comments4 Comments Comments

      Da qualche mese ho cercato di intraprendere un nuovo modo di vita, forse più fatalista, forse meno frenetico (sicuramente il cambio di lavoro dalla Metropoli alla Provincia ha influenzato questa scelta, ma è un percorso che ho iniziato tempo fa) ma che credo mi stia dando parecchio giovamento. Tutto è cominciato con questo libro (che sto pian piano anche rileggendo) e proseguito con quest’altro che è stata una vera manna dal cielo. Quando mi capita qualcosa che mi dà fastidio il mio primo pensiero è: “vale veramente la pena incazzarsi per questa cosa?”. Va bene lo sfogo immediato, ma mai più rimuginare o pensare “e se adesso succede questa cosa, poi ci può essere quest’altra” e così via come se la vita fosse una grande partita a scacchi. No, la vita è una cosa che deve giustamente avere delle regole, che ci crea delle difficoltà ma che non va vissuta come una condanna ai lavori forzati. Ma torniamo a noi: ok, mi sono arrabbiato. Ed ora? A te che mi hai fatto arrabbiare, nel 99% dei casi, non frega niente della mia ira. Solo con l’incazzatura non risolvo il problema. Ergo, non vale la pena incazzarsi. Certo, ci sono quei 10 secondi in cui è necessario fermarsi e riflettere. Secondi durante i quali io faccio respiri profondi: un respiro significa che la cosa mi dà fastidio. Due respiri indicano che non mi devo arrabbiare, anche se la cosa mi fa incazzare. Tre respiri sono il massimo raggiunto: sto cercando di non mandarti a fare in culo (o di non mettermi ad urlare). Alla fine non è così complicato: basta avere coscienza dei propri limiti e delle proprie capacità; più che altro è un processo interiore che ci impone di fare i conti con noi stessi (possiamo anche mentire a tutti, ma difficilmente riusciremo a mentire a noi stessi) e con la presa di coscienza che siamo un granello di sabbia su di una spiaggia.
      People comin’/people goin’/people born to die./Don’t ask me/because I don’t know why/but it’s like that/and that the way it is.

    • Avrei fatto prima a piedi
      By on December 21st, 2009 | Comments Off Comments

        Ci ho pensato, seriamente. Però non avevo le scarpe adatte e non è possibile attraversare il ponte galleggiante (altra storia tutta italiana) sul Po a piedi. No, perché impiegare 2 ore e mezza per fare 25 Km in treno è uno scandalo. A piedi, di solito, ci metto di meno.

        Ah, i ritardi facevano talmente schifo che il tabellone della stazione di Piacenza si rifiutava di mostrarli, andando ripetutamente in blocco e non visualizzando alcuna partenza. “Si prega di prestare attenzione alle comunicazioni sonore” diceva l’odiosa voce sintetica. E continuava a ripetere, alle 18 e 20 passate, che l’ES per Bari delle 16 e 20 oggi non è stato effettuato. Giusto nel caso vi foste rincoglioniti e steste ancora aspettando il treno dopo 2 ore.

      • Firenze Marathon: 199 atleti eliminati dalla classifica generale
        By on December 15th, 2009 | Comments Off Comments

        199 atleti sono stati eliminati dalla classifica finale della XXVI Firenze Marathon per irregolarità commesse nell’affrontare la competizione.
        E’ stato possibile individuare questi protagonisti sleali grazie a Timing Data Service, azienda che fornisce servizi di gestione iscrizioni e rilevamento ordine di arrivo con sistemi a chip attivo e passivo che hanno effettuato controlli lungo il percorso.
        Lo staff della Firenze Marathon spiega: “La maratona è una prova che richiede passione, impegno e fatica, una sfida con se stessi, prima che con gli altri, da affrontare con lealtà e correttezza. Per noi è un dovere individuare quegli atleti che raggiungono il risultato “barando”, magari con il taglio del tracciato per risparmiare chilometri, e per questo, ogni anno, attuiamo controlli estremamente rigidi sul percorso. Siamo convinti che sia anche un segno di profondo rispetto verso le migliaia di concorrenti che terminano regolarmente i 42 chilometri e 195 metri”.
        Dei 199 atleti tolti dall’ordine di arrivo, dopo esser transitati sul traguardo, 12 risultano non partiti, né presenti sul percorso, 96 sono i ritirati che non hanno completato la gara e 91 gli squalificati, per cui sono state riscontrate irregolarità di percorrenza per incongruenze di tempo nelle frazioni controllate.
        Il caso più singolare, segnalato anche grazie a verifiche visive, è stato quello di un atleta transitato in biciletta.
        Al termine dei controlli sono risultati regolarmente classificati 8.170 atleti e 25 diversamente abili.

        (via Adrenaline Channel)

      • Qualche raggio di sole
        By on November 30th, 2009 | 1 Comment1 Comment Comments

          Non parlo del tempo metereologico, ma del fatto che stasera sono uscito ed ho corso 5 Km prima che la mia caviglia cominciasse a darmi fastidio. Non so come interpretare questa cosa: da un lato c’è sempre il fastidio, dopo circa un mese di riposo (in realtà, in modo continuativo, sono un paio di settimane); dall’altro c’è comunque la gioia nel riprendere a muoversi, vedere che per i primi 4 Km non ho avuto alcun problema ed essere fiduciosi per il futuro. Oppure no, perché 5 Km sono pochi, troppo pochi. Sono indeciso. Molto. Magari mercoledì ci riprovo e sarò più deciso (spero non nel dovermi fermare ancora). La cosa che ho comunque trovato positiva è che anche se sono stato fermo per un po’ di tempo, ho ripreso con un passo di poco inferiore rispetto agli ultimi allenamenti.

        • Maratona di Firenze: rimando al prossimo anno
          By on November 16th, 2009 | 5 Comments5 Comments Comments

            Dopo 2 settimane di stop questa mattina ho provato a corricchiare: dopo 2 Km mi ha ancora fatto male il tendine interno della caviglia destra. A questo punto, a soli 14 giorni dalla maratona, è inutile continuare e pensare “parto e vedo dove arrivo”: se il dolore comparisse dopo 20 Km sarebbe una cosa, ma dopo solo 2 Km è un disastro. C’è anche il rischio di peggiorare la situazione. Ergo, stasera passo dal presidente del Gruppo Podistico e gli chiedo di rimandare la mia iscrizione al prossimo anno (ho visto che si può fare). Bene, cioè male. Cercherò un ortopedico e sentirò cosa mi dirà. L’importante è non vedere questa situazione come un fallimento, ma solo come un impedimento temporaneo.

          • Fastidiosa sensazione
            By on November 12th, 2009 | 5 Comments5 Comments Comments

              I fatti sono questi: diversi mesi fa ho partecipato ad una riunione in cui un referente del cliente ha detto “questa persona (della nostra società – ndSO) non va bene: continua a fare gli orari che vuole”. Il direttore lato cliente ha detto al mio capo “Questo l’abbiamo già salvato alcune volte: adesso me lo togli”. Dato che il posto in questione è più vicino a casa rispetto a Milano io, in separata sede, ho alzato la manina col mio capo e gli ho ricordato che (1) non mi sarebbe spiaciuto fare il lavoro del Tizio (il sistemista, come una volta) e (2) abito vicino al luogo di lavoro. Da quel momento non ho saputo più nulla finoa a quando, il mese scorso, il mio capo mi dice “tu sei sempre interessato ad andare là?” “Certo” rispondo io “se si può…”. Ora sono là, cioè qua. Una settimana di passaggio di consegne che Tizio, che o ci è o ci fa (“A me nessuno ha mai detto nulla”), ha chiaramente diluito, tanto che avrò visto sì e no il 25% del suo lavoro. Da domani Tizio non c’è (non è stato lasciato a casa ma il mio capo, che apprezzo moltissimo dal lato umano, gli ha trovato un altro nostro progetto su cui andare) ed io non so ho una vaga idea del suo lavoro, ma non ho nemmeno le password dei server. Sì, perché oggi il cliente ha avuto una riunione interna in cui io ero uno dei punti da discutere (non ho capito una cosa: se vado bene al direttore, perché il capo-sistemista può decidere di non darmi le password? E se non devo fare il sistemista, che cosa devo fare? Il tecnico “base”? Nessun problema, ma me lo si dica!). La sensazione che ho avuto oggi, mentre Tizio molto platealmente (è di indole mediterranea, diciamo così) riponeva le proprie cose in uno scatolone di cartone, è stata di essere quello che gli ha rubato il posto. Ora, so che non leggerà qui (ho preso varie precauzioni per far arrivare qui solo qualche collega e non pubblico mai link del blog su Feisbuc), ma vorrei ricordargli, come ho fatto ieri in auto, che se lui dopo 8 anni si è preso un calcio nel culo, non è mica per colpa mia. O è il cliente che si è stufato di lui, oppure è proprio lui che è stato pirla e non può pensare di andare e venire all’ora che vuole.

              Nota a margine: oltre ad avere questi interrogativi lavorativi, non ho ancora ripreso a correre (ogni tanto la caviglia mi dà fastidio). E Firenze si avvicina. A questo punto sto mettendo da parte gli obiettivi cronometrici che mi ero dato e sto cominciando a pensare che già arrivare alla fine sarebbe un ottimo traguardo. Pur con 3 mesi di levatacce mattutine e fatiche varie. Ma, come si dice, è il viaggio e non la meta. O no?

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