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» Lavoro

  • Posto fisso? Sì, grazie!
    By on February 2nd, 2012 | 5 Comments5 Comments Comments

      Il Presidente del Consiglio ha detto che il posto fisso è monòtono. Come sempre, generalizzare è male. Faccio il consulente informatico, quindi mi trovo a dover cambiare ogni tanto, cliente: non dovrei avere il posto fisso in una società di consulenza informatica? Andiamo avanti: dopo 20 anni di pendolarismo (prima treno, poi bus e poi ancora treno), con una media di viaggio di un’ora e 45 minuti all’andata ed altrettanti al ritorno (per fare dai 30 ai 60 Km, non pensate che viaggi in Frecciarossa!), da un paio d’anni sono a 20 Km da casa: auto e 30 minuti circa di viaggio. Farei male a sperare di restare qui per tutta la vita? Forse il prof. Monti non ha niente da fare a casa, ma vi assicuro che arrivare a casa un’ora prima è cosa notevole (anche partire un’ora dopo al mattino!). Oppure il prof. Monti pensa che, se adeguatamente retribuito, uno possa stare anche lontano da casa. Ecco, a me piace il mio lavoro, sul serio, ma io lavoro per vivere e non il contrario: la famiglia e qualche mio hobby (che magari c’entri anche col lavoro, non lo nego) sono la mia vita. Ma soprattutto, come mi ha fatto notare la deliziosa consorte, se io faccio un lavoro che mi piace in un ambiente di lavoro in cui mi trovo bene, perché dovrei cambiare? Questi economisti ci vogliono portare il modello di lavoro USA (massima flessibilità) senza voler tenere conto che in Italia un modello simile non è possibile: le infrastrutture fanno schifo (quindi come mi muovo da casa al lavoro se abito fuori città e/o se lavoro in una zona poco raggiunta dai trasporti pubblici?), la burocrazia impera (supponiamo di cambiare lavoro ogni 5 anni in posti diversi: significa che ogni 5 anni devo fare un nuovo mutuo?) ma, soprattutto, le aziende che chiedono capacità in un certo ruolo non sono così flessibili come, invece, pretendono dai lavoratori. Vi piacerebbe lavorare più di 48 ore la settimana come fa un terzo degli inglesi (contro una media europea di 40,3 ore) e poi ubriacarvi il sabato sera perché è l’unico svago che vi potete permettere? Vi siete mai chiesti perché negli USA lo stipendio viene dato ogni settimana e non mensilmente?

    • La Marcegaglia si fa bella. Col culo degli altri.
      By on January 18th, 2012 | 3 Comments3 Comments Comments

        Emma Marcegaglia, presidentessa di Confindustria, ha dichiarato che gli imprenditori sono pronti a discutere «senza preconcetti» con Governo e Sindacati su tre temi: flessibilità in entrata, ammortizzatori sociali e flessibilità in uscita. Ora, la flessibilità in entrata la pagano i lavoratori: precarietà del posto di lavoro che viene, oltretutto, pagata meno (in altri paesi il precario prende più soldi proprio perché oggi lavora e domani chissà). Gli ammortizzatori sociali li paga lo Stato (o, meglio, tutti noi che paghiamo le tasse). La flessibilità in uscita la pagano ancora i lavoratori: se tu mi puoi licenziare facilmente, noi sei certo tu ad avere dei problemi, ma sono io che mi devo ricercare un posto di lavoro. Sarebbe come se io fossi pronto a discutere senza preconcetti del prezzo delle sigarette: non fumando, m’importa assai di quanto le vogliono far pagare… Quello che la Marcegaglia evidenzia senza accorgersene è proprio la mentalità imprenditoriale italiana: privatizzazione del profitto, possibilmente senza il rischio d’impresa, e statalizzazione delle perdite (cassa integrazione, mobilità, ecc.). Quando a 20 anni sei troppo giovane ed a 45 sei troppo vecchio per un posto fisso, mentre i luminari dell’economia ci dicono che dobbiamo lavorare fino a 70 anni per non pesare sulle generazioni future, c’è qualcosa che non va a monte.

      • Dress Code
        By on October 20th, 2011 | 1 Comment1 Comment Comments

          L’episodio capitato a Wrath of God mi ha fatto venire in mente la mail che qualche mese fa la Direzione del personale dell’azienda per cui lavoro ha inviato al personale:

          Come sappiamo, il numero di persone facenti parte del nostro Gruppo è aumentato a ritmi molto sostenuti negli ultimi anni, in tutti i settori. Questo significa che sempre più persone all’interno dei nostri uffici ed unità produttive, hanno occasione di incontrare anche casualmente clienti, fornitori, partner, consulenti, investitori o altri visitatori, rappresentando verso queste persone lo stile e l’immagine %nostra_azienda%.
          Come è facile capire, lo stile e l’immagine rappresentano un elemento indispensabile per mantenere e alimentare il prestigio della nostra azienda ed è quindi molto importante che anche il modo in cui tutti noi ci vestiamo ne tenga conto, in particolare all’arrivo della stagione calda che incentiva l’utilizzo di abiti succinti e spesso inadatti ad un contesto lavorativo.
          E’ quindi opportuno sottolineare alcune regole chiave da rispettare per evitare di fornire impressioni contrastanti con le nostre intenzioni:

          Uomini: sono consigliate camicie e polo; i jeans sono ammessi solo se di tipo tradizionale e in buono stato, le tee shirts (che sarebbe meglio evitare) sono ammesse solo se sobrie o in tinta unita. E’ vietato indossare canottiere, bermuda o pantaloni corti nonché calzature aperte;

          Donne: Sono da evitare abiti e magliette senza spalle e più in generale soluzioni troppo succinte o esageratamente trasparenti che, ancorchè eleganti, non si addicono ad un contesto lavorativo.

          Naturalmente coloro che lavorano presso i clienti dovranno prestare ancora maggiore attenzione all’immagine e quindi al modo di vestire.

          Nel sottolineare l’importanza dell’applicazione di queste regole base, confido nella collaborazione di tutti.

        • Il ritorno dell’usato?
          By on September 6th, 2011 | 3 Comments3 Comments Comments

            Leggo che tra le nuove rapine ruberie estorsioni tasse del governo c’è l’aumento dell’IVA dal 20 al 21%. Attenzione: non un nuovo scaglione come era stati inizialmente previsto, ma proprio un aumento. Questo porterà sì maggiori entrate nelle casse dello Stato ma, per il popolo comune, secondo me comporterà 2 semplici cose: diminuzione dei consumi e maggior evasione (dove possibile). Vediamo perché: prima di tutto i produttori che si vedranno aumentare i prezzi delle materie prime, rovesceranno a loro volta questo aumento sui consumatori finali, col risultato che serviranno più soldi per fare acquisti (e chi sta pensando “ma per gli alimentari non vale perché l’IVA è al 4%” si sbaglia, perché l’IVA al 4% vale per i generi di prima necessità e non per tutti gli alimentari). Secondariamente, supponiamo di chiamare un idraulico che, al termine del lavoro, ci dica: “sono 1000 euro; se vuoi la fattura c’è anche l’IVA, quindi sono 1210″. Ok, sono 10 euro in più, ma nel momento della crisi, anche 10 Euro possono far prendere una decisione piuttosto che un’altra.
            Una possibile soluzione, non bella, non elegante, secondo me può essere il ritorno dell’usato. Siamo sicuri di avere bisogno dell’ultimo smartphone e che non vada bene anche il penultimo? Idem per il PC (o il Mac) e tante tante altre cose. Non dico di andare nei negozi di abiti usati (ma perché no?), ma per esempio di acquistare libri usati (o andare in biblioteca). Certo, non si può fare per tutto, però una mano può darla. O no?

            PS: lo so che in questo modo l’economia non cresce, il PIL non si alza e il mercato langue, ma (1) io i soldi non li trovo per terra e (2) siamo sicuri di poter continuare una crescita economica infinita con risorse finite?

          • Elcon, i segretari di maggioranza prudenti – Intanto è scattata la raccolta delle firme
            By on April 19th, 2011 | Comments Off Comments

              Elcon, i segretari di maggioranza prudenti
              Intanto è scattata la raccolta delle firme

              L’impianto di trattamento rifiuti della Elcon con un bruciatore dei residui gassosi della lavorazione non si farà se non saranno soddisfatte le esigenze di sicurezza e tutela della salute dei cittadini: a tre settimane dalle denuncia de “il Cittadino” e mentre la protesta si organizza in città, le segreterie dei partiti di maggioranza prendono posizione in maniera più netta rispetto alle prime uscite.«Ma non è cambiato niente rispetto alla prima presa di posizione – dice il segretario della Lega nord Giovanni Bruschi -. Aspettiamo il parere dei tecnici, poi diremo la nostra. È chiaro che se l’impianto non soddisferà i requisiti di sicurezza, non daremo un parere favorevole. Tuttavia se si vuole il lavoro a Casale, che manca ormai da trent’anni, bisogna accettare qualche rischio: l’importante è che sia contenuto e ragionevole. Per questo ci rimettiamo al parere dei tecnici regionali, e se non dà sicurezza, l’impianto non si farà. D’altra parte, ora che anche la Lever ha tutta questa attenzione all’ambiente, dov’era quando ha si è accordata con la Elcon per cedergli l’area? Non sapeva niente di quello che vogliono fare gli israeliani?»La ditta israeliana Elcon vuole impiantare uno stabilimento per il trattamento dei rifiuti liquidi di processo industriale e farmaceutico nei capannoni ex Chiapparoli sull’area Lever, e per questo ha già un preliminare d’accordo. Entro quattro settimane i tecnici della Regione saranno chiamati a dare il loro parere sulla fattibilità tecnica dell’impianto. Secondo quanto diffuso da “il Cittadino”, l’impianto tratterà rifiuti liquidi farmaceutici con smaltimento finale e depurato nella rete fognaria casalina e con termodistruzione dei residui gassosi, emessi nell’aria con un camino da 40 metri.«Se non saranno soddisfatti i requisiti di sicurezza e di salute dei cittadini e non si daranno le sufficienti garanzie al proposito, il comune si schiererà contro l’impianto – è la certezza di Francesco Pesatori, commissario del Pdl -. Si tratterà di una valutazione tecnica e di opportunità politica. La politica deve fare scelte, ma per farle ha bisogno di avere gli elementi a disposizione. Per questo aspettiamo il parere dei tecnici, finora si è fatto soltanto allarmismo».Contraria l’Udc, che rispetta l’attesa per il giudizio tecnico, ma esprime chiaramente il proprio punto di vista. «Se l’impianto è come è stato presentato sulla stampa, bisogna dire di no – spiega il segretario Pietro Pea -. Per farlo però abbiamo bisogno che i tecnici ci dicano come è». Le garanzie arrivano dal sindaco Flavio Parmesani: «Garantisco che non ci sarà nessun impianto di incenerimento rifiuti, e qualsiasi altro tipo di attività industriale sarà autorizzata purché non crei pregiudizio ad ambiente e alla salute dei cittadini». Intanto, domenica mattina sono state raccolte le prime firme da parte dei comitati contrari all’impianto con l’obiettivo di chiedere un’ordinanza del sindaco per vietare insediamenti tossico-nocivi e per indire un referendum consultivo. Mercoledì sera, nel salone Acli, si terrà la prima attesa assemblea pubblica sull’argomento.A. B.

              (da Il Cittadino)

            • Sono vecchio
              By on March 2nd, 2011 | 3 Comments3 Comments Comments

                Ieri la Direzione del Personale dell’azienda per cui lavoro ha mandato una mail in cui si parla di una “Campagna di incentivazione all’esodo volontario”: in pratica se hai più di 48 anni e sei in azienda da più di 5, ti vengono riconosciute delle mensilità (si parte da 36) per levarti dalle palle. Considerando che, invece, per lo Stato a 48 anni non sei degno della pensione, mi chiedo cosa pensino questi signori che uno vada a fare: farsi assumere da un’altra parte? A 48 anni? Io a 48 anni avrò ancora il mutuo da pagare e dovrei andarmene così? Questa è la realtà dell’economia italiana e noi siamo qui a parlare del bunga-bunga. Che coglioni che siamo.
                Dimenticavo: l’esodo incentivato non vale per i commerciali, ma solo per i tecnici. Non ho proprio capito niente della vita.

              • Il 17 marzo pagato con i soldi del 4 novembre: un altro trucco del governo
                By on February 25th, 2011 | 1 Comment1 Comment Comments

                  Avete notato che da un paio di giorni non si parla più della festività del 17 marzo? Cos’è successo: si sono messi d’accordo? Ve lo spiego io. Nel consiglio dei ministri del 18 febbraio è stato deciso che il 17 marzo sarà festa; i giornali di regime hanno fatto passare la cosa solo con le polemiche della Lega e le assenze al cdm di Maroni, Bossi e Calderoli. La realtà è che la Lega, ancora una volta, ha fatto buon viso a cattivo gioco o meglio, ha fatto finta di protestare ma del tutto inutilmente. Eh sì, perché i soldi del 17 marzo verranno presi dal 4 novembre: quest’ultima è da anni una festività lavorativa che viene retribuita nelle buste paga come “Retribuzione festività non goduta”, cioè è una festa ma siccome tu lavori, io te la pago. Ecco, quest’anno non ci sarà alcuna retribuzione per il 4 novembre, quindi i soldi per il 17 marzo ce li mettiamo noi lavoratori: lo Stato e i datori di lavoro hanno ottenuto una festività a costo zero. Uno splendido modo per far avvicinare ancora di più gli italiani all’unità.

                • Ma tutti in piazza no?
                  By on February 15th, 2011 | 1 Comment1 Comment Comments

                    E brave le donne che sono scese in piazza (e non sono ironico). Quello che non riesco a capire è perché non si possa scendere in piazza tutti, cioè tutti quelli che sono contro il berlusconismo, perché Berlusconi è solo la punta di un certo modo di fare: credete che una volta caduto Berlusconi, i La Russa, i Gasparri e i Capezzone vadano a casa? Ma no: cambieranno divisa ed saranno ancora lì a difendere il potente di turno. Capisco che siamo 60 milioni di allenatori, 60 milioni di presidenti del consiglio, 60 milioni di sindaci e così via, ma perché non si accordano SEL, PD, IdV, IdVV, CGIL, CISL, UIL, Popolo Viola, Movimento 5 stelle e tutti quelli a cui non va questo modo di fare? Detto sinceramente: vorrei fare qualcosa. Ma mi sono anche rotto le balle di scendere in piazza il 12 febbraio a favore dei giudici milanesi, il 13 con le donne, un altro giorno col Popolo Viola: sono tutte manifestazioni che lasciano il tempo che trovano. Una sola grande manifestazione con tantissimi simboli (ognuno col proprio simbolo ma tutti d’accordo contro il malaffare): è così difficile? Sto sognando troppo?

                  • Il referendum della FIAT
                    By on January 12th, 2011 | 1 Comment1 Comment Comments

                      Che il referendum di Mirafiori sia in realtà un ricatto s’è capito quasi subito: un’azienda che dice “si fa come dico io o me ne vado” non ti sta proponendo qualcosa, ma ti sta obbligando. Come d’uso in Italia, popolo di 60 milioni di allenatori di calcio e 60 milioni di politici (alla faccia dell’unità celebrata quest’anno ma in realtà imposta), chiunque si sente in dovere di dire la sua: anche io.
                      Sinceramente non so cosa voterei io se lavorassi alla FIAT di Mirafiori: “no” perché il nuovo contratto non è uno, ma due o anche tre passi indietro (pensate voi a lavorare 10 ore in catena di montaggio su due turni di 5 ore ciascuno: e nel tempo che intercorre tra i due turni cosa fareste, magari abitando a un’ora di strada dalla FIAT?), oppure “sì” perché se vincono i no si chiude? Non lo so. Il mutuo non lo paghi con gli ideali. Se non sei giovanissimo, pensi anche che a Torino un altro lavoro mica lo trovi. Però non è giusto votare “sì”. I sindacati che dicono di votare “sì” fanno il proprio interesse perché senza fabbrica i sindacalisti restano senza lavoro. I sindacati che dicono di votare “no” rischiano di mettere centinaia (migliaia?) di lavoratori in mezzo a una strada.
                      Ai lavoratori, soprattutto operai, della FIAT di Mirafiori va tutta la mia solidarietà, ben conscio che nemmeno con questa ci pagherebbero il mutuo. Non vorrei essere nei panni di chi deve decidere e non sa cosa decidere, quindi oltre alla solidarietà anche la mia ammirazione.
                      A tutti quelli che dicono, senza lavorare a Mirafiori, “bisogna votare sì” o “bisogna votare no” ricordo un proverbio siciliano che recita così:

                      Un cazzo nel culo degli altri sembra un capello

                    • Condividere la conoscenza?
                      By on October 14th, 2010 | 2 Comments2 Comments Comments

                      Sono sempre stato un fautore del motto Knowledge not shared is lost forever ma da qualche mese mi sto chiedendo se serva veramente spiegare le cose o aiutare altri ad imparare. Sul mondo del lavoro noto sempre più che chi sa qualcosa cerchi di farlo senza, invece, spiegare a me come si possa fare; forse sarà la crisi che impaurisce certe persone (“se tu sai fare le mie stesse cose, io posso anche essere licenziato”), dimenticando una triste ma grande verità del mondo del lavoro: salvo rarissime eccezioni, tutti siamo utili ma nessuno è indispensabile. Nel caso in cui sia io a dover spiegare le cose, noto un crescente disinteresse, come se mi si facesse capire “fai funzionare ‘sta cosa senza rompermi tanto le palle”. Ha senso spiegare? Ha senso far capire le cose?

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