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» Lavoro

  • Il referendum della FIAT
    By on January 12th, 2011 | 1 Comment1 Comment Comments

      Che il referendum di Mirafiori sia in realtà un ricatto s’è capito quasi subito: un’azienda che dice “si fa come dico io o me ne vado” non ti sta proponendo qualcosa, ma ti sta obbligando. Come d’uso in Italia, popolo di 60 milioni di allenatori di calcio e 60 milioni di politici (alla faccia dell’unità celebrata quest’anno ma in realtà imposta), chiunque si sente in dovere di dire la sua: anche io.
      Sinceramente non so cosa voterei io se lavorassi alla FIAT di Mirafiori: “no” perché il nuovo contratto non è uno, ma due o anche tre passi indietro (pensate voi a lavorare 10 ore in catena di montaggio su due turni di 5 ore ciascuno: e nel tempo che intercorre tra i due turni cosa fareste, magari abitando a un’ora di strada dalla FIAT?), oppure “sì” perché se vincono i no si chiude? Non lo so. Il mutuo non lo paghi con gli ideali. Se non sei giovanissimo, pensi anche che a Torino un altro lavoro mica lo trovi. Però non è giusto votare “sì”. I sindacati che dicono di votare “sì” fanno il proprio interesse perché senza fabbrica i sindacalisti restano senza lavoro. I sindacati che dicono di votare “no” rischiano di mettere centinaia (migliaia?) di lavoratori in mezzo a una strada.
      Ai lavoratori, soprattutto operai, della FIAT di Mirafiori va tutta la mia solidarietà, ben conscio che nemmeno con questa ci pagherebbero il mutuo. Non vorrei essere nei panni di chi deve decidere e non sa cosa decidere, quindi oltre alla solidarietà anche la mia ammirazione.
      A tutti quelli che dicono, senza lavorare a Mirafiori, “bisogna votare sì” o “bisogna votare no” ricordo un proverbio siciliano che recita così:

      Un cazzo nel culo degli altri sembra un capello

    • Condividere la conoscenza?
      By on October 14th, 2010 | 2 Comments2 Comments Comments

      Sono sempre stato un fautore del motto Knowledge not shared is lost forever ma da qualche mese mi sto chiedendo se serva veramente spiegare le cose o aiutare altri ad imparare. Sul mondo del lavoro noto sempre più che chi sa qualcosa cerchi di farlo senza, invece, spiegare a me come si possa fare; forse sarà la crisi che impaurisce certe persone (“se tu sai fare le mie stesse cose, io posso anche essere licenziato”), dimenticando una triste ma grande verità del mondo del lavoro: salvo rarissime eccezioni, tutti siamo utili ma nessuno è indispensabile. Nel caso in cui sia io a dover spiegare le cose, noto un crescente disinteresse, come se mi si facesse capire “fai funzionare ‘sta cosa senza rompermi tanto le palle”. Ha senso spiegare? Ha senso far capire le cose?

    • CL e la fabbrica
      By on August 28th, 2010 | Comments Off Comments

        Sarei proprio curioso di sapere quanti appartenenti a CL, che l’altro giorno hanno tanto entusiasticamente applaudito Sergio Marchionne, fanno gli operai in fabbrica.

      • Fastidiosa sensazione
        By on November 12th, 2009 | 5 Comments5 Comments Comments

          I fatti sono questi: diversi mesi fa ho partecipato ad una riunione in cui un referente del cliente ha detto “questa persona (della nostra società – ndSO) non va bene: continua a fare gli orari che vuole”. Il direttore lato cliente ha detto al mio capo “Questo l’abbiamo già salvato alcune volte: adesso me lo togli”. Dato che il posto in questione è più vicino a casa rispetto a Milano io, in separata sede, ho alzato la manina col mio capo e gli ho ricordato che (1) non mi sarebbe spiaciuto fare il lavoro del Tizio (il sistemista, come una volta) e (2) abito vicino al luogo di lavoro. Da quel momento non ho saputo più nulla finoa a quando, il mese scorso, il mio capo mi dice “tu sei sempre interessato ad andare là?” “Certo” rispondo io “se si può…”. Ora sono là, cioè qua. Una settimana di passaggio di consegne che Tizio, che o ci è o ci fa (“A me nessuno ha mai detto nulla”), ha chiaramente diluito, tanto che avrò visto sì e no il 25% del suo lavoro. Da domani Tizio non c’è (non è stato lasciato a casa ma il mio capo, che apprezzo moltissimo dal lato umano, gli ha trovato un altro nostro progetto su cui andare) ed io non so ho una vaga idea del suo lavoro, ma non ho nemmeno le password dei server. Sì, perché oggi il cliente ha avuto una riunione interna in cui io ero uno dei punti da discutere (non ho capito una cosa: se vado bene al direttore, perché il capo-sistemista può decidere di non darmi le password? E se non devo fare il sistemista, che cosa devo fare? Il tecnico “base”? Nessun problema, ma me lo si dica!). La sensazione che ho avuto oggi, mentre Tizio molto platealmente (è di indole mediterranea, diciamo così) riponeva le proprie cose in uno scatolone di cartone, è stata di essere quello che gli ha rubato il posto. Ora, so che non leggerà qui (ho preso varie precauzioni per far arrivare qui solo qualche collega e non pubblico mai link del blog su Feisbuc), ma vorrei ricordargli, come ho fatto ieri in auto, che se lui dopo 8 anni si è preso un calcio nel culo, non è mica per colpa mia. O è il cliente che si è stufato di lui, oppure è proprio lui che è stato pirla e non può pensare di andare e venire all’ora che vuole.

          Nota a margine: oltre ad avere questi interrogativi lavorativi, non ho ancora ripreso a correre (ogni tanto la caviglia mi dà fastidio). E Firenze si avvicina. A questo punto sto mettendo da parte gli obiettivi cronometrici che mi ero dato e sto cominciando a pensare che già arrivare alla fine sarebbe un ottimo traguardo. Pur con 3 mesi di levatacce mattutine e fatiche varie. Ma, come si dice, è il viaggio e non la meta. O no?

        • Che venerdì!
          By on March 6th, 2009 | 2 Comments2 Comments Comments
            a cat for friday
            Image by Kevin Steele via Flickr

            Stamattina ho aperto gli occhi alle 4 ed ho capito che la giornata non sarebbe stata buona: pioggia forte. Ieri sera avevo comunque preparato il vestiario per correre, giubbottino compreso, ma la pioggia di stamattina non era debole e, sinceramente, non avevo nessuna voglia di inzupparmi. Domani sarà coperto e domenica sereno, quindi a parte il freddo, dovrei riuscire a fare il lungo che avrei dovuto fare la scorsa settimana se non avessi avuto il problema al piede. Ma torniamo ad oggi. Treno in ritardo, come al solito. Arrivo in ufficio, che è stato dislocato a 15 minuti da dove eravamo prima (e, quindi, a 15 minuti a piedi dagli utenti ai quali va data assistenza) e ci sono problemi col trasloco. Anzi, prima ci sono problemi in un’aula e non trovo i sistemisti (perché ad un mio “sembra che vada bene” sono andati a festeggiare salvo poi scoprire – noi tutti – che c’erano ancora attività da fare). Ne recupero uno che mi tiene al telefono 5 minuti per capire come mai “di là” non risponde nessuno; mi informa che mi chiamerà nel giro di 5 minuti. Mi richiama e mi dice “nemmeno io li trovo di là… chissà come mai…”; o brutto imbecille: ci sono dei colleghi nell’aula con la lezione che comincia tra poco e tu ti fai le seghe mentali per capire come mai non rispondono al telefono? Te lo dico io: sono a bere il caffè. Beh, l’attività va per le lunghe e decido che anche io posso bere il caffè, tanto senza di loro non si può fare nulla. No, prima provo a chiamare io e becco il tizio (intanto sento anche l’altro in sottofondo… quello che “ti faccio chiamare appena arrivo su”); spiego la situazione e in 3 minuti fa quelle che deve fare. Comunico ai tecnici che possono andare avanti e penso di prendere un caffè. Usciamo dalla porta ed il portinaio ci dice che dobbiamo spostare l’auto di servizio; “ma il nostro posto è occupato da quella Panda blu” gli spiego… “Sarà degli elettricisti…”. Parlo con l’elettricista e mi dice, come se non gliene fregasse proprio meno di zero, “e io l’auto dove la metto?”. Sono tentato di rispondergli che un’idea ce l’avrei, ma desisto e me ne vado. Spostiamo la nostra auto in un posto meno in mezzo alle palle (sempre in mezzo alle palle, ma meno) e andiamo a bere il caffè. Al rientro è un susseguirsi di persone che chiedono a me dove mettere gli scatoloni, i mobili, i PC (queste teste di cazzo hanno lasciato il furgone aperto per cui dei PC si sono bagnati, così come la carta per la stampante ed altre cose), che mi chiedono dove siano le pareti che hanno bisogno del ritocco finale. Io vorrei dire “non lo so e non me ne frega niente” perché l’ufficio in cui c’è questo problema è chiuso a chiave e colui che ha la chiave oggi non c’è (e non è nemmeno uno di noi, ma del cliente), ma non ci riesco. Mi sbatto, telefono e cerco di dare una mano a questi che, in fondo, stanno lavorando anche loro. Adesso mi sono preso 10 minuti per questo post e ho voglia di dire al mio capo (che oggi non c’è) che è una vergogna che lui permetta al cliente di trattarci in questo modo, al cliente che ha organizzato le cose ad minchiam (perché non si tratta di un loro ufficio, ma dell’outsourcer) e di andare a casa. Meno male che è venerdì.

          • Ah, ecco!
            By on January 21st, 2009 | Comments Off Comments

              Qualche giorno fa riceviamo una chiamata perché un prof. dal 10 dicembre non riesce a conettersi al sito xyz:3500 (sito del sindacato xyz che lui cura); proviamo e il sito xyz si vede benissimo, ma la porta 3500 sembra chiusa a chiave. Provo dal mio PC con proxy client (quindi girando intorno alle limitazioni sui siti che si possono o meno visitare ed alle porte chiuse) ma nulla; chiamo un sistemista, per avere una conferma, e lui addirittura prova dal suo PC di casa trovando la 3500 bella chiusa. Chiamo il prof. e spiego la situazione cercando di essere il più chiaro possibile, anche se alla domanda “e allora a chi mi devo rivolgere?” capisco che siamo in alto mare. Continuo la spiegazione e, terminata la telefonata, sono fiducioso che abbia capito tutto. Oggi ci arriva un’altra sua richiesta:

              Facendo riferimento alla precedente richiesta n. …, come rappresentante del sindacato xyz insisto nel chiedere di poter tornare ad accedere al sito xyz:3500, [...] Esigo che si ponga fine a questa situazione intollerabile, che configura una vera e propria condotta antisindacale.

              Mi chiamano dai Sistemi Informativi e mi passano la patata bollente; telefono al prof. che mi risponde piuttosto adirato… Lo lascio sfogare, gli rispiego tutto e dopo 8 minuti di telefonata ecco che ho l’illuminazione:
              SO: “Ma professore, lei ha provato da un altro PC? Ha un PC a casa da cui provare?”
              Prof.: “Io ho qui davanti un PC dell’università… a casa… e certo che ho provato e non riesco nemmeno da questo!”
              Siccome non ci sono accessi remoti che passino di qui, faccio notare come non connettendosi da casa si abbia la conferma che il problema è del sito. A questo punto deve aver realizzato di aver scritto una cazzata e si scusa per “il tono da rimprovero” che ha avuto nella richiesta.
              Prof.: “La ringrazio e spero di non sentirla… così significa che il problema è risolto”
              Lo spero anche io, perché questa volta ho trattenuto le risate e gli insulti, ma in futuro chissà.

            • Alégher, alégher…
              By on July 14th, 2008 | 7 Comments7 Comments Comments

                Oggi riunione in vista del rinnovo del contratto presso $ImportanteCliente in cui siamo a lavorare con quelli della Prevendita (anzi, ho scoperto che adesso di chiama Ingegneria dell’offerta, probabilmente perché si devono ingegnare su quale e quanta fuffa vendere ai clienti). Ora, io mi sono letto il bando di gara per quanto riguarda la parte che compete il mio settore notando le differenze in più ed in meno e così mi pare abbiano fatto tutti gli altri. Tutti tranne uno: il commerciale. Ma cosa dico “il commerciale”: il Direttore Commerciale. Sono solo io che ci trovo qualcosa di stonato in ciò? Voglio dire che se dobbiamo fare un’offerta io (tecnico) ti dico cosa c’è scritto nel bando di gara che facciamo già ora e cosa ci viene richiesto in più, la prevendita ti abbellisce la cosa e ti infila un po’ di fuffa in Verdana 14, ma sei tu che devi fare i calcoli del “ci guadagnamo chiedendo X oppure Y”. Ma se non hai nemmeno letto il bando di gara, come li fai i conti? “Ad cazzum” come dicevano i latini? E la cosa più obrobriosa è che continui a fare le tue battutine stupide ed a ridere: alégher, alégher ch’el büs del cü l’è négher!

              • L’Uccello Padulo (quello che vola all’altezza del…)
                By on July 10th, 2008 | 2 Comments2 Comments Comments

                  Poco importa che io stia dicendo che non mi vengono passate le informazioni per poter fare al meglio “questo nuovo progetto” (fatto col culo, come tutti gli altri e come il 90% del mercato di questi tempi): mi becco pure la cazziata perché “non comunichi abbastanza”. Avrei voluto chiedere che cosa cazzo mai potrei comunicare se non vengo aggiornato sugli sviluppi ma non mi sembrava il momento. Temo anche che avrebbe vinto chi lavora vicino al capo e ci va a pranzo insieme rispetto a chi si sbatte ma lontano dai riflettori.
                  Ho voglia di cambiare lavoro. Tanta voglia. Ed ho paura di essermi già bruciato passando da tecnico/sistemista a “responsabile dell’helpdesk” alla mia veneranda età.

                • Precariato e memoria
                  By on April 25th, 2008 | Comments Off Comments

                    C’è una palese assenza di memoria storica e personale, l’incapacità di ricordarsi come stavano, vivevano, lavoravano i nostri genitori. Si vive una situazione peggiore della schiavitù. Il padrone degli schiavi pagava, comprava e possedeva uno schiavo, come fosse un trattore. E come tale lo manteneva, lo revisionava, aveva investito in un bene e doveva dargli un minimo da mangiare, cure mediche essenziali perché producesse. Ora neanche più quello, perché gli schiavi sono in affitto, anzi in leasing. Se uno si rompe, cosa gliene frega al padrone? Lo butta via e ne prende un altro. E gli schiavi a cottimo sono talmente tanti, che nessuno di loro può rivoltarsi, perché viene isolato, c’è un esercito per sostituirlo ed essere affittati. Dov’è la memoria? Nessuno si ricorda chi ha detto chi, cosa, quando. Abbiamo terabyte di stronzate ogni giorno rimpolpate, nessuno si ricorda dei manifesti che Bossi fece affiggere in tutto il Nord Italia con Berlusconi con su un cappuccio che portava la scritta P2. Manco i leghisti e quei pochi che lo rammentano se ne vergognano troppo per dirlo, però tutti sono aggiornatissimi sulla forma dell’anello che Sarkozy ha regalato a Carla Bruni. E’ un cancro che ci portiamo appresso.

                    (Francesco Di Gesù, in arte Frankie Hi-Nrg Mc)

                  • AAA cercasi
                    By on January 24th, 2008 | Comments Off Comments

                      Nell’azienda per cui lavoro stiamo pensando di organizzare un corso su Vista: servirebbe quindi qualcuno che sia MCT proprio su Vista. Il corso si potrebbe svolgere a Milano o a Ferentino (FR), non l’ho ancora capito nemmeno io e l’azienda ci metterebbe la parte logistica (oltre al compenso dell’insegnante, chiaramente). Se conoscete qualcuno che sia MCT su Vista e sia interessato, la mia mail la trovate nella pagina “contatti”. Premetto subito che io sarei solo “il tramite” con chi sta sopra di me: nulla so dei compensi e di altro.

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