Come “debuggare” il nostro cervello

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Premessa: “debuggare” è una delle pessime traduzioni dall’informatichese inglese a quello italiano ed è l’atto di eliminare “bug” (errori). Con il “debug” si mettono dei blocchi a punti determinati, poi si esegue il programma (che si ferma al primo blocco) e si va avanti un passo alla volta controllando le variabili (e le costanti, perché a volte non rimangono costanti!) e cercando di scoprire dove e quale sia l’errore di programmazione. Nota di costume: gli errori informatici si chiamano “bug” (tradotto con “baco”), perché nei primi grandi computer capitava che delle farfalle si infilassero dentro e facessero dei contatti non voluti tra le valvole e altri componenti elettrici, causando così risultati non previsti.

Non sarebbe bello se si potesse debuggare il cervello proprio come si fa con il codice sorgente di un programma? Non saremo capaci di riprogrammare noi stessi, ma possiamo usare i principi del debugging per aiutarci a costruire nuove abitudini. Ecco, quindi, come debuggarci il cervello.
Le nostre menti sono luoghi pieni di bug, secondi solo ad Internet Explorer. Per replicare un bug comune, provate a dire al vostro cervello “vai in palestra”: molti di essi risponderanno aggiornando il proprio stato di Facebook e guardando videi di gattini. Questo non è proprio il comportamento desiderato.
Fortunatamente è disponibile una patch. Vediamo però prima come funziona la mente umana.

Questo codice è un macello

Osservando il cervello umano è chiaro che sia stato sviluppato da un gruppo di diecimila scimmie sedute davanti alla tastiera. Sì, proprio come Windows 8.
Il cervello è programmato ad eventi (“event-driven” si dice in gerco tecnico), il che significa che non fa praticamente niente fino a quando non succede qualcosa, dopodiché risponde all’evento (cioè a quel qualcosa): la mano si scotta -> la ritraiamo; lo stomaco gorgoglia -> cerchiamo del cibo.
Sfortunatamente ci sono un sacco di eventi: ci sono eventi per oggetti timidi che entrano nel nostro campo visivo, o per mostri spaventosi e tutti questi eventi si insinuano nel nostro cervello e competono per la nostra limitata capacità di calcolo.

E’ come se gli sviluppatori avessero realizzato troppo tardi che questo sistema ci avrebbe lasciati rimbalzare tra le varie distrazioni, come un gatto che cerca di prendere il puntino fatto con un puntatore laser, ed abbiano modificato malamente (e all’ultimo momento) il sistema che gestisce le priorità.

C’è da dire, però, che il nostro sistema prioritario non è così efficace: la priorità “siediti” è più alta di quella “muoviti”.

Un momento: ma noi siamo più intelligenti di… vediamo… uno scoiattolo!

Dopo tutto, non abbiamo una parte conscia maggiormente intelligente? Quella parte che fa i calcoli, gioca a scacchi e copia la versione di Luca?
Diciamo di sì. Ma anche quella parte è stimolata dagli eventi: non è sempre accesa. Anche la nostra mente è ottimizzata per essere energeticamente efficiente e accende la propria CPU (Consciousness Processing Unit) quando è assolutamente necessario. Se vi è mai capitato di guidare per un’ora ma non vi è sembrato che sia passato tutto quel tempo, era proprio la consapevolezza che era in risparmio energetico.
E’ la consapevolezza che ci dice di fare ginnastica o movimento, anche se non vogliamo, perché sa che i benefici a lungo termine sono superiori alla fatica del breve periodo. Quando è lei ad avere il controllo, noi eseguiamo. Ma la consapevolezza richiede molta energia e quando le batterie del cervello sono scariche è facilmente sopraffatta da altre priorità, come mandare messaggi con Whatsapp o guardare foto su Instagram.

La patch

Per sistemare le cose, aggiungiamo a noi stessi un nuovo evento, che i non programmatori chiamano “abitudine”.
Questo nuovo evento è scatenato da una transizione: per esempio, svegliarsi è una transizione, arrivare al lavoro è una transizione, tornare a casa è una transizione.
E’ durante la transizione che il nostro cervello è più facile da dirottare dall’evento con priorità maggiore che gli arriva in quel momento. Quando arriviamo a casa, è facile che quell’evento sia “sono stanchissimo” e ci buttiamo sul divano. Ecco cosa dobbiamo cambiare. Ecco il nuovo evento:
Non preoccupatevi se non conoscete bene il linguaggio di programmazione Mentale (M++), segnatevi solo queste tre parole: No, Giusto, Adesso. Vediamo meglio:

1. “No”

Come prima cosa dobbiamo interrompere tutti gli altri eventi. C’è un trucco per le distrazioni mentali opprimenti ed è rendere la nostra intenzione incredibilmente semplice. “No” significa semplicemente rifiutare tutto. Se vogliamo controllare Facebook, la risposta è “no”. Se qualcuno ci chiede se abbiamo cinque minuti di tempo, la risposta è “no”. Se farà arrabbiare qualcuno, la risposta è sempre “no”.

Non complichiamolo con delle eccezioni. Le eccezioni ci saranno comunque: se la nostra casa brucia, l’istinto primordiale avrà il sopravvento. Ma per il 99,9% del tempo, nella nostra comoda vita moderna, il nostro maggior pericolo è di vivere con impulsi obsoleti dettati dall’istinto di sopravvivenza. Cominciamo a dire di no a tutto.
Ptreste aver paura che rifiutare tutto e tutti vi faccia diventare una specie di robot sociopatico. Ditelo alle persone. Avrete comunque tempo più avanti per le distrazioni. Il trucco è fare prima le cose importanti.

2. “Giusto”

Adesso chiedetevi quale sia una cosa “giusta” che dovreste fare. Non ho detto tre cose: ne rimarrà una sola.
Non dovreste aver bisogno di rifletterci molto, perché la parte conscia del vostro cervello dovrebbe già aver deciso (al posto vostro) la notte scorsa: solitamente è l’unica cosa che vogliamo fare sempre, ma per la quale non troviamo mai il tempo.

Una distinzione cruciale qui è tra importanza e urgenza. Le cose più importanti della vita, come mangiare in maniera salutare, difficilmente sono urgenti. E gli eventi del nostro cervello bacato sono bravissimi nell’avere a che fare da soli con le cose urgenti (come il telefono che suona). Quindi, quando è possibile scegliere, scegliete l’importanza invece dell’urgenza: nel lungo periodo fa una grande differenza.

Cosa serve per creare una buona abitudine.

Non aspettiamo che venga la fine dell’anno per fare i “buoni propositi per l’anno nuovo”: cominciamo subito!

3. “Adesso”

Iniziate subito a fare la cosa giusta. Non dopo aver controllato le e-mail: subito! Non concedetevi nemmeno il tempo di rifletterci: iniziate. Iniziare è sempre la parte più difficile da fare, ma la grande inerzia che rende qualcosa difficile da iniziare può, allo stesso modo, rendere questo qualcosa difficile da fermare.

Questa semplice “patch” perché solitamente quando transitiamo da un posto a un’altro, la nostra mente è ricettiva agli eventi. Bisogna decidere di seguire un nuovo corso e, una volta imboccato, rimanere focalizzati su di esso.

Sfortunatamente, durante le transizioni, tendiamo a prendere decisioni stupide, perché non ci pensiamo abbastanza:

Interrompete le vostre transizioni con le scelte giuste e vi troverete, sempre più spesso, a fare cose importanti:

Ricordate: “No. Giusto. Adesso”. Tre piccole parole per programmare un cambiamento vitale di abitudini.

Ah, per quanto riguarda migliorare Windows 8: no, non è possibile.

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