Ci sono moltissime app per prendere note, con differenti approcci per organizzare le nostre idee; la mia preferita è Google Keep, per la sua capacità di essere a metà tra la velocità nel prendere annotazioni e un’organizzazione più seria. E’ possibile segnare qualcosa facilmente (e velocemente), oppure usare etichette, colori ed altro ancora.

Funzionalità

  • Salvare testi ed elenchi
  • Allegare alle note immagini o registrazioni vocali
  • Etichettare le note per facile filtraggio
  • Utilizzare dei colori
  • Ricercare nelle note mediante testo, tipo, colore, etichetta o allegato
  • Impostare promemoria basati su data e ora, oppure su posizione geografica
  • Condividere le note e le liste con altre persone (che devono avere un account di Google)
  • Sincronizzare immediatamente le note condivise

Dove eccelle

Google Keep è perfettamente a metà strada tra una app basica per prendere note e un sistema complesso come Evernote. Se quello che vogliamo è un posto dove prendere velocemente annotazioni, senza dover fare tanti giri, Keep è quello che fa per noi: possiamo aggiungere velocemente note o elenchi (di tipo “to-do”, con anche la possibilità di spuntare ciò che è stato fatto), senza la necessità di dover creare taccuini o un altro tipo di schema. Se vogliamo qualcosa in più, comunque, Keep ha un sacco di funzionalità nascoste sotto lo strato superficiale. Possiamo allegare una registrazione vocale o un’immagine alle nostre note (anche se solo una per ogni nota), colorarle e/o etichettarle per ritrovarle e catalogarle con più facilità ed anche condividerle con altri (che, chiaramente, devono avere un account di Google), in modo che la stessa informazione sia immediatamente disponibile a tutti. E’ anche possibile impostare dei promemoria, sia basati su data e ora, sia sulla posizione geografica, proprio come succede in Google Now.

Dove lascia un pochino a desiderare

Google Keep va bene per annotazioni corte, ma non ha molte caratteristiche che altri strumenti più potenti hanno, come per esempio Evernote. Non è possibile organizzare le note in taccuini (le etichette hanno una funzione simile a quella dei taccuini, ma la pagina di default mostra comunque tutte le note) e le note stesse sono molto basilari: non si possono aggiungere formattazioni particolari (grassetto, corsivo, ecc.) o tabelle e le immagini si possono solo inserire all’inizio della nota (non in mezzo).

Gli avversari

Se Google Keep è un blocco note, Evernote è uno schedario fatto e finito: è chiaramente orientato verso un utilizzo più specifico e più profondo, rispetto al semplice “annotare qualcosa”. Per un progetto in cui vogliamo tenere traccia di ricerche più approfondite, o per conservare un blocco di tutto quello che vogliamo ricordare, Evernote è fantastico. E’ un po’ eccessivo se vogliamo solo buttare giù la lista della spesa, ma se ci serve uno strumento molto potente per prendere e gestire delle annotazioni, Evernote è quello che fa per noi.

OneNote di Microsoft offre degli strumenti interessanti per scrivere annotazioni: oltre a testo formattato, immagini e tabelle (come Evernote), è anche possibile evidenziare il testo. In aggiunta, permette di aggiungere delle righe nelle note, così che sembri di usare un blocco note cartaceo. Come Evernote, è un po’ troppo se vogliamo solo prendere delle note, ma è un’interessante alternativa se ci piace qualcosa di diverso. Contrariamente a Evernote e Keep che sono gratuiti (il primo parzialmente – e per un uso normale va benissimo – ed il secondo totalmente), OneNote è compreso nella suite di Office che necessita, quindi, di dover essere acquistata.

Se siete interessati a quello che può fare Google Keep, potreste trovare utile questa pagina in cui ne ho parlato un pochino più approfonditamente.

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