Uno dei metodi per debuggare il nostro cervello è, come abbiamo visto, evitare le distrazioni. Ma oltre a fare delle scelte (preferire il necessario anziché l’urgente), è necessario portare avanti la scelta fatta, nonostante gli scogli che si possono presentare. La spiegazione è semplice: imporci una scelta che istintivamente non avremmo fatto, già ci mette in una condizione di stress; se subito dopo questo auto-obbligo ci ritroviamo a dover affrontare una situazione problematica o fastidiosa, ecco che la nostra abitudine e la nostra parte pigra cercheranno di riprendere in mano la situazione. Vediamo un esempio:
– “Devo studiare la dimostrazione del teorema di de l’Hôpital” (imposizione)
– “Non riesco a capire/ricordare questo passaggio” (ostacolo)
– “Questo argomento è troppo difficile per me” oppure “Sono troppo stanco per ricordare qualcosa adesso” (tentativo di scalata della parte pigra)
– “Fammi guardare un attimo i post su Facebook” (rivincita della parte pigra)
– “Solo un attimo, perché dopo essermi riposato, riprendo lo studio” (illusione che il temporeggiare ci porti un beneficio)

E’ possibile evitare un comportamento del genere senza fare come Leopardi che, narra la leggenda, si faceva legare alla sedia per continuare a studiare? Sì. Attenzione: non ho la bacchetta magica, ma solo qualche indicazione su come portare avanti le cose, evitando di rimandarle (con il rischio, quindi, di non combinare nulla). Prima di entrare nel dettaglio, vediamo una premessa.

Nosce te ipsum

Senza andare a scomodare Apollo e il suo tempio di Delfi (dove la frase ha origine), usiamo questa massima nel significato che più tardi le è stato affibbiato (e che è lo stesso che qualcuno avrà inteso dal cartello “temet nosce” – il significato è lo stesso – che l’Oracolo ha appeso nella propria cucina, nella saga Matrix): conosci te stesso. Nessuno ci conosce meglio di noi stessi, quindi facciamo mente locale e fermiamoci ad ascoltarci e a riflettere su noi stessi: siamo più attivi al mattino, al pomeriggio o alla sera? Quando, al contrario, rendiamo meno? Abbiamo delle situazioni particolari che, in positivo o negativo, condizionano o possono modificare la nostra concentrazione? Questi che possono sembrare, a prima vista, dei limiti, possono essere ribaltati come dei vantaggi: se so che rendo di più al mattino, cercherò di organizzarmi in modo tale da fare al mattino le cose che richiedono più energia o una maggiore concentrazione. Banale, lo so, ma a volte ci sfugge.

Eliminare la nebbia dell’incerto

Supponiamo di dover fare qualcosa di molto complesso che sembra essere un unico processo, ma che è, in realtà, composto da 99 sottoprocessi: l’unica cosa che vorremo fare, in questo caso, è guardare l’ultimo episodio della nostra serie preferita su Netflix. Perché? Chiaramente perché Netflix è divertente, ma anche perché il processo che ci sembra complicato e insormontabile viene visto come un unico blocco, mentre, in realtà, è l’insieme di 99 processi più piccoli messi insieme. Quindi qual è la soluzione? Sicuramente avete già capito, ma ve lo dico lo stesso: “smontare” il processo grande in processi più piccoli ed affrontarli uno alla volta. Proprio come si fa mangiando un panino: è impossibile mangiarlo tutto in un sol boccone! Ci sono numerosi vantaggi nel mangiare un panino poco alla volta, il principale dei quali è che questo sistema si può applicare a molte tipologie di problema.
Se stiamo studiando su di un libro, il problema è già parzialmente risolto: tutto il libro è diviso in capitoli, ognuno dei quali è diviso in paragrafi, ognuno dei quali in sezioni. Quindi, invece di dire “devo studiare questo libro”, cominciamo col dire a noi stessi “parto da questo capitolo/paragrafo”: nella prossima ora farò i primi due paragrafi del terzo capitolo con i relativi esercizi. Cos’è appena successo? Che invece di lasciarmi spaventare dalla mole di quello che devo fare, ho iniziato a risolverlo e la parte migliore è che, probabilmente, vedendo i primi risultati, andrò oltre quanto previsto. In caso contrario, avrò comunque fatto “il mio dovere” e sarò in pace con la coscienza quando mi dedicherò a Netflix.
Ci sono processi che devono per forza di cose essere affrontati uno dietro l’altro (se vogliamo aprire una nuova azienda, ci converrà fare le relative ricerche di mercato prima di stampare biglietti da visita e cercare un locale per insediare la nostra sede), ma ci sono anche processi che possono essere affrontati senza uno specifico ordine (se voglio scrivere un articolo per un blog, posso fare le ricerche come meglio credo, scrivere i relativi appunti e, solo al termine, rendere tutto organico).

Fai abboccare e cambia

Una delle ragioni fondamentali che stanno dietro il mancato inizio di un progetto (progetto che avremmo già dovuto finire un mese fa), è il fatto che “è troppo difficile”. Abbiamo troppe cose da fare e molte sono abbastanza difficili da essere un deterrente, specialmente se già ci sentiamo sopraffatti, come abbiamo detto prima. In questo caso, ciò che ci ferma (o ci impedisce di partire), non è la difficoltà vera o presunta del processo, ma il fatto di doverci investire tempo ed energia. In realtà, se riuscissimo ad iniziare, saremmo già a buon punto, ma è proprio questo il problema del temporeggiare, no? Supponiamo di avere altri progetti o altri processi da portare avanti o da iniziare (perché tanto abbiamo tutti un altro progetto da portare avanti…) che magari sia più semplice o ci attiri di più rispetto a quello che ci blocca. Sia ben chiaro: anche se portiamo avanti altri progetti e stiamo rinviando questo dalla notte dei tempi, non è una buona cosa. Ecco cosa fare: iniziamo a lavorare su uno degli altri progetti facili; poi, quando ci sentiamo immersi in questo, cambiamo passando ad un processo semplice del progetto che stiamo rinviando: sarete sorpresi di come la nostra mente, pensando di essere già in modalità lavoro, continui sull’altra cosa senza essere spaventato.

La strategia del “solo uno”

Questa strategia è simile al fai abboccare e cambia che abbiamo appena visto, in cui promettiamo al nostro cervello qualcosa di semplice e poi ci spostiamo su qualcosa di complicato, basandoci sul fatto che ormai si trovi in modalità lavoro. Anche qui buttiamo l’esca, ma non cambiamo: ci promettiamo un momento senza colpa come ricompensa per aver fatto un tot di lavoro. Ecco un esempio: stiamo leggendo un libro, ma dal momento che non è il libro più bello del mondo, la nostra attenzione cala e non riusciamo a metterci l’energia necessaria (e, quindi, dedicarvi il tempo che dovremmo). Ci sentiamo in colpa, ma su YouTube ci sono tantissimi video per alleviare la nostra colpa. Quello che dobbiamo fare è prometterci che, per non sentirci in colpa, dobbiamo leggere almeno una pagina. Ebbene sì: una sola pagina per essere “senza colpa e senza macchia”. Quello che solitamente succede, è che la pagina che leggiamo non è solamente una, ma diverse; probabilmente un intero paragrafo o forse un capitolo. Perché? Perché, anche qui, una volta entrati in modalità lavoro, il nostro cervello va avanti su questa strada: dopo tutto, siamo creature semplici.

Prima le cose difficili

Ci svegliamo al mattino con il pensiero di quello che dobbiamo fare e ci sale una certa ansia, perché avremmo già dovuto finire quei progetti qualche settimana fa. Però non ci lasciamo abbattere e iniziamo a fare una lista di tutto, considerando a quali progetti possiamo applicare uno dei metodi precedenti: bene. Cincischiamo ancora un po’ a letto, poi ci alziamo, facciamo una doccia e poi una bella colazione. E’ poi il turno di guardare qualche post su Facebook (“solo pochi” ci diciamo), qualche video appena pubblicato su YouTube e poi pensiamo a quello che dobbiamo fare. Scriviamo a qualche amico sia per sapere come va, sia per quello che dobbiamo fare. Poi ancora. E ancora. E ancora. Ascoltate me: non fatelo (oppure fermatevi se lo state facendo). Prendete la cosa più difficile dell’elenco che stavate facendo a letto e fatelo, subito! La soddisfazione e l’aumento di produttività che derivano dall’aver portato a termine una cosa difficile nelle prime ore del giorno, è una delle sensazioni migliori del mondo. Fatevi un favore e cambiate modo di fare: alzatevi, lavatevi, fate esercizio fisico o meditazione o quello che volete, fate una buona colazione e poi immergetevi nel progetto che state portando avanti e che vi dà maggiori grattacapi: se è una cosa difficile o che non capite, fatela di mattina presto. Questo metodo può essere usato anche per altre cose: se dovete fare una conversazione che non volete fare, fatela. Se dovete rispondere a una e-mail a cui non volete rispondere, fate sì che la vostra missione di oggi sia rispondere a quella mail come prima cosa. Questo non solo vi permetterà di non avere più quelle incombenze tra i piedi, ma vi farà sentire più rilassati, dal momento che i processi successivi saranno più semplici: da qui tutto sarà in discesa.

Nota bene

Lo so che là fuori ci sono anche gli animali notturni, quindi se le vostre energie sono al massimo alle 22, no problem: organizzatevi in modo da fare la cosa più difficile a quell’ora.

Riassumendo

Strategia numero 1: spezzettare la mole di lavoro in pezzi più piccoli ed affrontarne uno alla volta, senza farsi impressionare dalle dimensioni totali. Un problema gigantesco ci spaventa, mentre tanti piccoli problemi ci sembrano (e sono) più alla nostra portata.

Strategia numero 2: se il problema ci sembra troppo difficile, cominciamo con qualcosa di più semplice o che ci piaccia di più: una volta iniziato a lavorare, cambiamo le carte in tavola e passiamo al problema iniziale che, come per magia, ci sembrerà meno ostico.

Strategia numero 3: promettiamoci una ricompensa dopo che avremo svolto un piccolo pezzetto di lavoro. Anche solo dopo lo studio di una pagina: una volta iniziato con questa idea in testa, ci accorgeremo come sarà più facile (e più soddisfacente) portare a termine più pezzetti rispetto a quanto inizialmente pianificato.

Strategia numero 4: cominciare dalle cose più difficili. Una volta portato a termine un compito difficile, ci sentiremo molto meglio, con il vantaggio di essere più soddisfatti e voler fare subito qualcosa d’altro. Pensate di finire un progetto alle 10 del mattino e di avere tutto il giorno davanti: vi fa sentire molto bene.

Spero di aver dato qualche spunto di riflessione e per idee, critiche o anche scambi di idee, non esitate a commentare.

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